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Taranto

Ex Ilva, Urso indica la strada: partner siderurgico italiano per il rilancio

Con il riavvio dell’altoforno 2 l'obiettivo è di raggiungere la produzione di 4 milioni di tonnellate l’anno. Ma pesa il nodo dell’altoforno 1 sequestrato e il timore di uno spacchettamento

Il ministro Urso: «La procedura è in corso»

Il ministro Adolfo Urso

TARANTO - Un investitore industriale del settore siderurgico, preferibilmente italiano, come condizione per chiudere la partita sull’acquisizione degli stabilimenti ex Ilva. Sarebbe questo l’indirizzo indicato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ai commissari di Acciaierie d’Italia nell’ultima fase del confronto con il fondo statunitense Flacks Group.

Nel quadro delle trattative, il ministro ha evidenziato come elemento favorevole la ripartenza dell’altoforno 2, fermo da gennaio 2024 per interventi di manutenzione. Il suo riavvio, insieme all’altoforno 4, rimasto finora l’unico in attività, dovrebbe consentire entro la fine di aprile di raggiungere il livello produttivo stabilito nel preaccordo con il gruppo americano, pari a 4 milioni di tonnellate di acciaio l’anno.

Resta però irrisolto il capitolo dell’altoforno 1, inattivo da maggio 2025 a seguito del sequestro disposto dalla Procura e successivamente confermato dal tribunale di Taranto dopo l’esplosione di una tubiera. Una vicenda che continua a incidere sulle prospettive complessive del polo siderurgico.

Nel frattempo, i sindacati mantengono alta l’attenzione su un futuro ancora carico di incognite. Tra le ipotesi che alimentano il confronto c’è quella di una possibile separazione tra gli impianti del nord e lo stabilimento jonico. Uno scenario che divide anche il sistema confindustriale: la sezione di Taranto si è espressa in senso contrario, mentre le realtà di Genova e Alessandria guardano con favore a questa soluzione.

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