Cerca
CONTROVERSO
10 Febbraio 2026 - 07:37
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
ARTEMIDE di TOMMASO FOSCARIN da Grugliasco - TO
Non occhi,
condanna divina,
con la quale danzo volentieri.
Perché furono gli occhi,
non le inutili forme,
a catturarmi lo sguardo.
A condannarmi.
Ma giaccio ancora,
sbranato dai miei cani.
Giaccio di nuovo,
solo per quegli occhi.
RECENSIONE
Il testo si muove dentro una tensione crudele e seducente allo stesso tempo. Al centro c’è lo sguardo come forza che attira e distrugge, desiderio accettato anche quando porta alla perdita. L’atmosfera è scura, compatta, segnata da una resa consapevole che non cerca scampo.
Il ritmo è breve, spezzato, costruito su frasi che cadono come colpi secchi. Non c’è sviluppo narrativo, ma un ritorno ossessivo su pochi nuclei: la condanna, gli occhi, il corpo a terra. Questa struttura circolare rafforza l’idea di un destino che si ripete, senza possibilità di deviazione.
Nella scrittura di Tommaso Foscarin il mito diventa gesto interiore. Quando afferma “Perché furono gli occhi, / non le inutili forme,” e subito dopo “Ma giaccio ancora, / sbranato dai miei cani,” la voce mescola attrazione e punizione, trasformando la leggenda in esperienza personale. La lingua è scarna, tagliente, priva di qualsiasi compiacimento.
Resta una sensazione di immobilità feroce, come se il tempo si fosse fermato nell’istante della colpa accettata. Non c’è richiesta di perdono né ribellione, solo la scelta di restare lì, dentro ciò che ha ferito, perché quello sguardo continua a valere più di tutto il resto.
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _
[AVERE SCARPE DA INDOSSARE] di STEFANIA GIAMMILLARO da Messina
Avere scarpe da indossare
fino a consumarle
fino a che il calzolaio dice
che non c'è più nulla da fare
che conviene
comprarne di nuove
e non avere idea
di come sostituirle
se non cambiando qualcosa di sé
Come quel fermaglio
usato allo stremo
a sollevare pensieri
a liberare la fronte
da ogni misericordia
finché la molla non si spezza
e si conserva il fermaglio
non trovandone un altro
che possa sostituirlo
c'è un filo invisibile
che lega l'anima all'oggetto
vivificandolo
trasferendogli suono, sapore
o argomento
solo A. ordina pane e psicofarmaci
senza distinzione
lei maneggia oggetti
per spolverare intorno
io li tengo in vita
per non dimenticare
da dove vengo
e dove ritorno
RECENSIONE
La poesia si muove su un confine sottile tra necessità quotidiana e identità profonda. Le scarpe, il fermaglio, gli oggetti comuni non sono semplici strumenti, ma estensioni dell’essere: si consumano insieme a chi li usa, assorbono gesti, pensieri, persino una storia. Cambiarli non è mai un atto neutro, perché implica sempre una trasformazione interiore.
La scrittura di Stefania Giammillaro procede per accumulo calmo, quasi discorsivo, ma attraversato da un disagio sommesso. Il tempo dell’usura diventa il tempo della vita: “fino a consumarle” non riguarda solo le scarpe, ma il modo in cui ci si espone al mondo. L’idea che “non c’è più nulla da fare” introduce una frattura, un momento in cui la continuità si spezza e lascia spazio allo smarrimento.
Il passaggio sul fermaglio è particolarmente incisivo: un oggetto minimo che regge pensieri, libera la fronte, e quando si rompe non può essere davvero sostituito. Qui emerge con forza il “filo invisibile / che lega l’anima all’oggetto”, dichiarazione poetica che dà senso a tutto il testo, trasformando la materia in memoria viva.
Nel finale, la distinzione tra “lei” e “io” apre una distanza emotiva netta. L’ordinare “pane e psicofarmaci / senza distinzione” ha un tono asciutto, quasi brutale, che contrasta con l’atto di “tenere in vita” gli oggetti. Non è feticismo, ma un gesto di resistenza: conservare le cose per non perdere le coordinate dell’esistenza, per ricordare “da dove vengo / e dove ritorno”. Una poesia sobria e profonda, che affida agli oggetti il compito silenzioso di custodire l’anima.
I più letti
Testata: Buonasera
ISSN: 2531-4661 (Sito web)
Registrazione: n.7/2012 Tribunale di Taranto
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Piazza Giovanni XXIII 13 | 74123 | Taranto
Telefono: (+39)0996960416
Email: redazione.taranto@buonasera24.it
Pubblicità : pubblicita@buonasera24.it
Editore: SPARTA Società Cooperativa
Via Parini 51 | 74023 | Grottaglie (TA)
Iva: 03024870739
Presidente CdA Sparta: CLAUDIO SIGNORILE
Direttore responsabile: FRANCESCO ROSSI
Presidente Comitato Editoriale: DIEGO RANA