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CONTROVERSO
06 Febbraio 2026 - 06:00
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
RICIRDI diRAFFAELLA MUMMOLO da Giulianova - TE
Galleggiano leggeri nel cuore.
Scorrono veloci nel tempo.
Inciampano tra sogni e fantasia.
Presenti nei giorni più duri
come regali.
Dove il silenzio è rumore
e il rumore silenzio.
Ricordi.
Da accogliere.
Rivivere.
Amare.
Presenti nel buio della notte
come fantasmi.
Per perdonare.
Senza dimenticare.
RECENSIONE
All’inizio tutto sembra leggero, quasi fragile, come qualcosa che passa senza fare rumore. I ricordi non arrivano di colpo: scivolano, inciampano, restano. La poesia si muove dentro questa presenza discreta, dove ciò che è stato continua a camminare accanto al presente, soprattutto nei momenti più duri.
Dentro questo spazio emotivo si riconosce la voce di Raffaella Mummolo, che sceglie una scrittura essenziale e spezzata. Il testo non cerca immagini complesse, ma lavora per frasi brevi e isolate, come se ogni parola avesse bisogno di fermarsi prima di andare avanti. L’intenzione è chiara: dare forma a qualcosa che non si può ordinare del tutto.
Il discorso poetico procede per contrasti semplici ma incisivi: silenzio e rumore, luce e buio, presenza e fantasma. I ricordi diventano una compagnia necessaria, a volte scomoda, ma mai negata. Il ritmo frammentato accompagna un sentimento che non giudica, ma accoglie, lasciando spazio al perdono senza cancellare ciò che è stato.
Nell’ultimo movimento emergono versi che restano impressi per la loro nudità: “Dove il silenzio è rumore / e il rumore silenzio” e più avanti “Presenti nel buio della notte / come fantasmi”. La chiusura non consola né ferisce, resta sospesa, come un atto di convivenza con ciò che continua a tornare.
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BIG BANG di CLAUDIO PRIOLO da Torino
Un sonno profondo
orfano di sogni e di
ricordi
nero
come nero è il silenzio che l’accompagna
Improvviso un fragore
devastante accecante
un’onda di tremito
irrefrenabile
che ovunque rimbalza
e diffonde
E il nero non è più
nero
A poco a poco si
colora di rumori
stridenti
e di ruvidi suoni
per articolarsi infine in
parola.
Rumore Suono Parola.
Dell’antico primigenio silenzio più non vi è traccia.
Io amo quel Silenzio
così puro siderale
Quello che più
avvicina il Pensiero
alla Cosmica
Armonia
Amo quel Silenzio e
lo temo
Ne ho timore ma lo
amo!
RECENSIONE
Il nodo emotivo del testo sta nello strappo improvviso tra quiete e irruzione. Si parte da un buio compatto, senza immagini né memoria, e si viene travolti da un evento che rompe l’equilibrio. È una tensione primaria, quasi originaria, che mette in scena la nascita del senso come trauma e come necessità.
Il ritmo segue questo passaggio con grande coerenza. All’inizio è rallentato, scavato nel silenzio, poi accelera e si frammenta, accompagnando l’esplosione del suono. Gli spazi tipografici, le ripetizioni, le parole isolate danno corpo al movimento: il verso non descrive soltanto, ma mima ciò che accade.
Nella scrittura di Claudio Priolo il cuore del discorso emerge quando il silenzio viene nominato e rimesso al centro: “Rumore Suono Parola” non è solo una sequenza, ma una soglia attraversata, mentre “Io amo quel Silenzio / così puro siderale” riporta tutto a una dimensione interiore e cosmica insieme. Il linguaggio è netto, quasi assoluto, e tiene insieme pensiero e vertigine.
Resta una sensazione ambivalente, fatta di attrazione e timore. Il silenzio non è rifugio né minaccia, ma uno spazio alto, difficile da abitare. Qualcosa che chiama e respinge allo stesso tempo, come se lì vicino il pensiero rischiasse davvero di perdersi o di trovare forma.
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Testata: Buonasera
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