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CONTROVERSO
05 Febbraio 2026 - 06:00
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
PROFUMI di CRISTINA VETTORI da Pisa
Il tempo distilla gocce
di memoria
odorose essenze
di storie passate
e ci resta il profumo
di quello che fu
se solo sappiamo sentirlo
e un leggero afrore
di cose perdute
che avvelena l’anima.
RECENSIONE
Il testo si apre come un piccolo laboratorio dell’anima: il tempo che cola lentamente, quasi fosse un liquido in un alambicco. Non c’è dramma, solo un’aria sospesa, leggermente dolciastra, in cui passato e presente respirano insieme. Tutto sembra avvenire in silenzio, lontano dagli sguardi.
Dentro questa atmosfera, Cristiana Vettori lascia intravedere un’intenzione chiara: mostrare come i ricordi non restino fermi, ma si trasformino in odori che continuano a circolare. La poesia non racconta episodi, lavora invece sulle tracce impalpabili che gli anni depositano addosso.
Lo sviluppo critico procede per sfumature più che per immagini vistose. Il profumo diventa una figura emotiva: qualcosa che consola e insieme punge, capace di riportare vicinanze perdute senza restituirle davvero. Il ritmo è breve, trattenuto, fatto di frasi che si interrompono come respiri, e costruisce un senso di intimità leggermente inquieta.
Nel finale affiorano i versi: “Il tempo distilla gocce / di memoria” — e subito dopo resta nell’aria un odore sottile, come quando si chiude una stanza e l’aroma continua a girare senza farsi afferrare.
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NEL SONNO DELLA LUCE di VITTORIO POLITANO da Catanzaro
Una chiocciola dorme
appesa al fiato d’un filo d’erba,
come un pensiero che ha smarrito la strada.
Il sole la guarda
senza svegliarla,
e il tempo si ferma in una bolla di calore.
Nell’erba alta sussurrano i morti
con voce d’insetto,
dicono che la quiete è un gesto
che bisogna imparare piano.
Non so più se sogno,
o se è il sogno a camminarmi dentro
con la sua casa in spalla.
Intorno, il Sud respira lento,
come chi non ha fretta di nascere.
Ogni cosa pesa e galleggia:
una foglia,
una luce obliqua,
la memoria di un odore salato.
E io resto lì,
tra veglia e radice,
ad ascoltare il mondo
che tace di fronte a una piccola,
inutile grazia.
RECENSIONE
C’è un silenzio caldo che avvolge tutto, come un pomeriggio fermo in cui il tempo sembra respirare più piano. Il centro emotivo è la sospensione: tra vita e sonno, tra luce e ombra, tra ciò che accade e ciò che resta appena percepito. La natura non è scenario, ma presenza viva che custodisce e ascolta.
Quando leggiamo “una chiocciola dorme / appesa al fiato d’un filo d’erba”, l’immagine è minuscola e potentissima: il mondo si riduce a un dettaglio fragile che però regge l’intero sguardo. Il ritmo procede per piccoli passi, con versi che si allungano e poi si raccolgono, creando un andamento ondeggiante, simile al respiro dell’erba al sole.
In questo movimento si riconosce la voce di Vittorio Politano, capace di intrecciare naturale e spirituale senza mai forzare il tono. La sua scrittura è limpida, meditativa, attenta ai gesti minimi: il vento, la luce obliqua, il respiro del Sud diventano segni di un pensiero più ampio, mai dichiarato, solo vissuto.
Resta addosso la sensazione di essere rimasti a lungo in ascolto, come chi trattiene il fiato davanti a qualcosa di piccolo e inspiegabile. Non una rivelazione, ma una pace delicata che continua a vibrare anche dopo che il testo è finito.
Testata: Buonasera
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