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Taranto
28 Marzo 2026 - 10:09
Nave Garibaldi
TARANTO - Il futuro della Nave Garibaldi, storica portaerei della Marina Militare, torna al centro del dibattito nazionale e locale, con riflessi diretti sulla città ionica. Il nodo riguarda la possibile cessione all’Indonesia, prevista dallo schema di decreto del Ministero della Difesa, ma anche l’ipotesi alternativa di trasformarla in museo. Le informazioni emergono da un approfondimento pubblicato da Il Sole 24 Ore.
Il procedimento è attualmente all’esame delle Commissioni parlamentari di Camera e Senato, chiamate a esprimere un parere vincolante sulla cessione dell’unità navale. Secondo quanto riferito dal Direttore nazionale degli Armamenti, Giacinto Ottaviani, intervenuto in audizione lo scorso 24 marzo davanti alla Commissione Affari esteri e difesa del Senato, resta aperta anche la possibilità che la nave non venga trasferita gratuitamente.
“Io credo di sì perché la parola sta alle Commissioni. Noi abbiamo fatto tutta l’istruttoria, dopodiché la nave sarà ceduta a titolo gratuito ove e solo se le commissioni daranno il parere vincolante”, ha spiegato l’ammiraglio, lasciando intendere che una cessione con corrispettivo non è esclusa.
Il voto, inizialmente previsto entro il 16 marzo, è stato rinviato su richiesta delle opposizioni, con Pd e Movimento 5 Stelle in prima linea. Un passaggio che ha di fatto allungato i tempi della decisione su una vicenda che coinvolge anche il destino industriale e simbolico della nave.
Ottaviani ha chiarito che non esistono accordi già definiti con l’Indonesia. “Non abbiamo promesso nulla, perché non potevamo”, ha precisato, ricordando che l’interesse del Paese asiatico si è concretizzato attraverso una serie di comunicazioni formali a partire da luglio. La nave, ha aggiunto, è in posizione di riserva dal 31 dicembre 2024 per obsolescenza tecnico operativa.
Attualmente, ha sottolineato il Direttore nazionale degli Armamenti, non risultano altre manifestazioni di interesse da parte di altri Stati. Le opzioni sul tavolo restano quindi due: la dismissione, con costi stimati in 19 milioni di euro, oppure la cessione all’unico interlocutore disponibile.
Dalle valutazioni tecniche effettuate emerge una linea chiara. “La cessione gratuita rappresenta la soluzione più conveniente”, ha evidenziato Ottaviani, spiegando che consentirebbe di evitare i costi di mantenimento, pari a circa 5 milioni di euro all’anno, oltre alle spese di demolizione. La nave, infatti, richiede la presenza costante di oltre 100 persone per le attività di sicurezza e manutenzione.
Il valore inventariale dell’unità è stimato in 54 milioni di euro, ma si tratta, come precisato, di un dato puramente teorico che non corrisponde al valore reale di mercato.
Il tema più sentito sul territorio riguarda però l’ipotesi di trasformare la Garibaldi in museo galleggiante a Taranto, proposta che negli ultimi mesi ha alimentato il dibattito cittadino. Una prospettiva suggestiva ma, secondo le valutazioni tecniche, difficilmente sostenibile dal punto di vista economico.
Ottaviani ha fornito cifre precise. Per adeguare la nave agli standard museali sarebbero necessari circa 100 milioni di euro iniziali, a cui si aggiungerebbero costi di gestione annuali pari a circa 35 milioni di euro. Interventi complessi, che riguarderebbero tra l’altro l’eliminazione delle barriere architettoniche e la realizzazione di nuovi sistemi di sicurezza e antincendio.
Il confronto con modelli internazionali, come il museo Intrepid di New York, evidenzia ulteriori criticità. Quella struttura riesce a sostenere i costi grazie a circa 1 milione di visitatori l’anno, un dato difficilmente replicabile nel contesto italiano.
Per Taranto, città profondamente legata alla storia della Marina Militare, la questione assume un valore che va oltre gli aspetti economici. La possibilità di trasformare la nave in museo rappresenterebbe un’opportunità culturale e turistica, ma si scontra con numeri che, allo stato attuale, rendono l’operazione particolarmente onerosa.
Il destino della Garibaldi resta quindi sospeso tra esigenze di bilancio, strategie internazionali e aspettative del territorio. La decisione finale spetterà alle Commissioni parlamentari, chiamate a scegliere tra la cessione e ipotesi alternative, con Taranto che osserva da vicino una partita che riguarda anche la propria identità.
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