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ROMANTICO
15 Gennaio 2026 - 06:00
Bovindo – racconti da leggere, autori da scoprire è la rubrica dedicata a chi desidera far conoscere la propria voce letteraria e condividere il piacere del racconto breve.
Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, Bovindo propone un nuovo racconto, scelto tra autori esordienti e scrittori già affermati, offrendo ai lettori uno sguardo privilegiato sulla narrativa italiana contemporanea: una finestra luminosa da cui osservare il mondo attraverso tante piccole grandi storie.
Gli autori interessati possono inviare all’indirizzo bovindo2025@gmail.com il proprio racconto indicando nome, cognome, luogo di residenza e contatto telefonico. I testi, in lingua italiana e a tema libero, non dovranno superare le quattro pagine (formato A4, file Word). Sono ammessi racconti editi o inediti, senza limiti di genere. Per ulteriori informazioni: cellulare 327 1371380. Bovindo è uno spazio aperto e inclusivo, dove la scrittura respira, il talento si riconosce e ogni voce trova il suo lettore.
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Passa Enrico e la bacia sulla fronte. Un brivido le corre lungo la schiena al pensiero che lui non avrebbe potuto essere lì. Voi vi chiederete il perché. La vita è strana, sottrae e consegna, e di ciò ne prendiamo coscienza solo dopo aver vissuto determinate situazioni. Andiamo per gradi. Giulia oggi è una donna appagata e felice: vive una nuova vita.
C’era stato un tempo in cui viaggiava in treno da Torino a Milano. Sveglia alle 6:30, treno alle 7:47 da Torino Lingotto per giungere a Milano Centrale alle 9:02, 1 ora e 15 minuti di viaggio con un cambio. Il ritorno: tragitto inverso, treno alle 18:10 per arrivare a Torino alle 19:11. Questo non tutti i giorni, poiché talvolta lavorava dal suo studio di Torino o si recava nei vari cantieri sparsi per l’Italia. Era architetto designer e collaborava con un famoso studio milanese, si occupava di arredo urbano. A Milano portava i suoi progetti, faceva modifiche o consegnava lo stato di avanzamento dei lavori o la contabilità finale. Era un lavoro impegnativo, che amava, spesso oggetto di confronti. I confronti che a volte divenivano scontri con alcuni colleghi di sesso maschile, che, come sovente accade, in certi ambienti lavorativi si aspettavano alte prestazioni da una donna. Giulia, giovane professionista rampante, non considerava questo un problema ma una sfida.
Era di una bellezza mediterranea, alta, corpo ben tornito e proporzionato, occhi neri e capelli castano scuro, non passava inosservata. Il suo lavoro era al primo posto; l’aspetto sentimentale, in quel periodo, non era rilevante. Qualche flirt ma nulla di serio. Viaggiando, a volte intratteneva brevi colloqui con gli occasionali compagni di viaggio, senza dare però mai confidenza a nessuno.
Un giorno la sua curiosità superò però ogni diffidenza. C’era un tipo elegantemente casual, sulla trentina, che viaggiava nella fila opposta alla sua, vicino al finestrino. Era una mattina qualunque, non lo aveva mai visto o almeno non lo aveva mai notato. Quel giorno si era guardata in giro più volte per distogliere lo sguardo dal video del portatile. Approfittava del viaggio per rivedere le tavole disegnate con il CAD. Chissà perché non l’avesse mai notato, quel tipo: forse non era un assiduo viaggiatore, pensò Giulia. Aveva un maglioncino di cachemire nero, pantaloni neri e una giacca grigia, una pashmina grigia e bianca che scendeva casualmente dalle due parti del collo.
Sembrava abbastanza alto: almeno, le gambe accavallate che toccavano le ginocchia contro il sedile davanti lo facevano sembrare tale. Barba curata, occhi da gatto color nocciola, capelli cortissimi neri. Giulia lo guardò con insistenza di sottecchi, poi più sfacciatamente. Non c’era una razionale spiegazione a quella sua curiosità, neppure lei se ne dava spiegazione. Assorto nella sua attività oneline, non alzava mai gli occhi dallo schermo digitale. Probabilmente, sentendosi insistentemente osservato, alzò lo sguardo, incrociando il suo, accennando un rapido saluto con la testa. Giulia arrossì leggermente, consapevole di aver in qualche modo cercato quella situazione. Uno sguardo risultò magnetico.
Quelli erano i suoi ricordi, oggi, mentre oziando pigramente sul dondolo abbraccia il pancione sorridente.
Riprende il filo dei ricordi: quello era stato il primo incontro avuto con Enrico.
Da quel giorno, i suoi viaggi divennero più attesi e prese a sedersi accanto a quel fascinoso ragazzo che si chiamava Enrico. Trascorsero velocemente i viaggi e i giorni. Era stato lui a prendere posto sul sedile accanto al suo e lei ne rimase un po’ sorpresa. Avevano iniziato con il formale “lei”, per arrivare al “tu”. Si era aperta, raccontando molto di sé. Lui, più riservato, era rimasto evasivo circa la sua attività professionale. Era il 14 febbraio del 2017, il primo viaggio seduti uno accanto all’altro.
Trascorse il tempo e arrivò il mese di agosto. Lo studio chiudeva dalla seconda settimana fino alla settimana dopo Ferragosto. In scadenza, un bando di concorso per la sistemazione urbana di una ex area industriale di Genova. Giulia ed Enrico si erano salutati un venerdì. Era la penultima settimana di luglio: “Ciao, ci vediamo lunedì”. Trascorse quel fine settimana con impazienza: era convinta che Enrico le proponesse un aperitivo o un sandwich, secondo il suo punto di vista i tempi erano maturi. Sentiva di piacergli e a lei… a lei piaceva molto lui.
Il lunedì mattina arrivò, solita ora e solito treno, però con suo disappunto Enrico non c’era, così come il giorno dopo e i giorni a seguire. Iniziò l’ultima settimana lavorativa ma di Enrico nessuna traccia.
Non si erano scambiati i numeri telefonici: si aspettava delle spiegazioni? Ma con quale diritto? Smettila di fantasticare, si diceva. Anche l’ultima settimana passò veloce e Giulia era sfinita.
Aveva prenotato un soggiorno in un agriturismo nella Langa astigiana. Partì con un’amica, alla quale aveva raccontato della sua storia platonica con il “tipo del treno”, così lo chiamava. Una vacanza di escursioni su sentieri CAI, di passeggiate a cavallo e degustazioni di vini e cibi locali. Così tutti i pensieri vennero accantonati. Di sera uscivano per sagre e manifestazioni. I “Suoni” proposti dalle colline di Langhe e Roero erano stati imperdibili, appena in tempo: la manifestazione terminava il 10 agosto. Un bellissimo percorso fatto di cultura e musica, le cui radici erano pregne di musica classica. Il vino: erano rimaste affascinate dal Barolo, un rosso a Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Una sera a cena un sommelier ne aveva decantato tutte le caratteristiche: “Un rosso a note fruttate e floreali (viola e vaniglia), che si accompagna a note più speziate. Un vino potente, equilibrato ed elegante, di grande personalità”. In effetti, di personalità ne aveva da far girare la testa!
Terminarono le ferie. Giulia non aveva voglia di riprendere: si era innamorata di quelle colline pulite, precise. Uno slogan l’aveva colpita: “Nelle Langhe sanno fare il vino ma anche i paesaggi”. In effetti ne aveva avuto prova. Al “tipo del treno” aveva pensato meno.
Il lunedì riprese, giorno faticoso: rientrare era sempre faticoso. Salì sul treno, destinazione Milano, così avrebbe fatto per tutta la settimana. La settimana dopo, invece, avrebbe dovuto essere presente a Genova, per assistere all’apertura delle buste per l’incarico di recupero dell’ex area industriale. Sul treno si fermò di botto davanti alla porta della carrozza e inghiottì la saliva, che nel mentre era aumentata nella sua bocca come se stesse masticando una gomma americana. Rimase un attimo incerta sul da farsi, poi si sedette nella prima poltrona libera, vicino alla porta. In fondo al vagone c’era Enrico ma non era solo: una ragazza, normalmente bella, lo ascoltava con attenzione, seduta vicino a lui. Parlavano fitto fitto e spesso si sorridevano. Lui non si accorse di lei e neppure dei suoi occhi, che insistentemente lo cercavano. A un tratto, come catturato dal suo sguardo, alzò gli occhi su di lei ma l’attraversò, come fosse trasparente. Non accennò a nessun saluto e il suo viso rimase impietrito per la sorpresa.
Riflettendo, in effetti erano perfetti sconosciuti: cosa sapeva lei di Enrico? Nulla, proprio nulla. Un certo malumore colorò quel rientro al lavoro, che neppure una buona colazione offerta dal capo, presso il bar Del Poeta, un locale storico dall’aspetto vintage, pieno di specchi, posto nel cortile del Palazzo Reale, riuscì a placare. Durante il viaggio di ritorno a sera, seduta sulla poltrona del Frecciarossa, ripensò all’accaduto. La mente volava e si posava su ciò che attraeva.
I giorni trascorsero uguali: lui viaggiava sul suo stesso treno in compagnia della bella bionda, senza salutare. Decise quindi di cambiare carrozza per evitarlo. Una insolita solitudine l’aveva colta in quel periodo fatto di giorni, settimane e mesi. Presto si sarebbe fermata per le vacanze di Natale, solo una settimana e poi via, nei negozi a far compere dell’ultimo minuto.
Era sempre una settimana concitata, quella prima di Natale, che coincideva con la chiusura di conti e fatturazioni. Impegnatissima a rifinire un progetto per un cliente esigente, l’ambientazione di un ristorante etnico. Si spalancò la porta del suo studio: il suo capo.
“Ascolta, Giulia, io non sto male, ho la febbre alta. Vado a casa. Ho l’appuntamento con l’ingegner Enrico Accorsi, sai, lo strutturista che segue i calcoli statici per l’Hotel Damasco di Taormina? C’è un problema.”
“…sì, ma non ne so praticamente nulla, me ne avevi parlato un mese fa, ma hai seguito tu la pratica…”
“Io non connetto: qui ci sono i progetti, guardali, mi fido di te. Alle 11:30 sarà qui. Discuti con lui le soluzioni progettuali. Ci sentiamo domani mattina. Ciao, grazie!”
Giulia guardò con attenzione quelle tavole, si appuntò alcune annotazioni e attese l’ora dell’appuntamento, ultimando alcuni conti. Guardò l’ora: erano le 11:25, proprio in quel momento bussò alla sua porta l’assistente alla segreteria:
“Giulia, c’è l’ingegner Accorsi, lo faccio entrare?”
“Fallo entrare.”
“Permesso, Architetto?”
Lei alzò la testa dalla cartellina contenente le tavole e rimase con il fiato sospeso, e come un’adolescente balbettò: “…ehm… sì, si accomodi…”
“Giulia?”
“Sì… ehm… Enrico… ciao!”
“Che sorpresa! Pensavo di incontrarmi con l’Architetto Barba, ma con te sarà una bellissima chiacchierata e un bellissimo appuntamento.”
Non si erano più incontrati perché lui aveva scoperto di avere un tumore a un polmone. Quella ragazza, normalmente bella, era sua sorella che lo accompagnava per i viaggi al centro tumori di Milano: erano viaggi di speranza. Una speranza che si stava concretizzando in speranza di vita. Così aveva deciso di allontanarla da lui, coinvolgerla per non avvicinarla al dolore, il suo dolore.
L’intervento, il recupero e la risalita, e all’orizzonte una nuova vita. Il lavoro lo aveva portato a Milano. Si erano ritrovati. A quel primo appuntamento ne seguirono altri, fino ad arrivare al fatidico sì, e ora stavano per iniziare un nuovo viaggio: essere genitori.

Testata: Buonasera
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