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Calcio

Zelico Petrovic, per sempre Numero 1

L'addio ad uno dei calciatori più amati della storia del Taranto

Zelico Petrovic

Zelico Petrovic

Petrovic, lo zingaro. Petrovic “che viveva in una rou­lotte”. Petrovic, il portiere “che non teme niente e nessuno”, che si rompe la testa dopo essersi gettato tra i piedi dell’attaccante avversario per rubargli il pallone, ma tanto gioca lo stesso.

Petrovic, che la notte in cui “è morto Iacovone, un incidente con una macchina rubata…”, va in ospedale, gli occhi gonfi di pianto ed il viso stravolto dalla rabbia, con l’intenzione di fare giustizia da sé di quel ladro sventurato che ha am­mazzato il suo amico e compagno di squadra… «No, non è vero. È una leggenda, se ne sono dette tante... quella notte andai all’ospedale solo per vedere Iaco. Non ero io che cercavo il suo assassino».

Così negli anni scorsi, in una delle poche interviste che rilasciava, Zelico Petrovic parlava con il nostro giornale. Petrovic non c'è più, si è spento ieri 9 gennaio all'età di 77 anni. Non è esagerato definirlo un simbolo rossoblù, uno dei calciatori più amati della storia del Taranto.

Era tornato a vivere nella sua Pola, lui italiano d’Istria; è lì che ha mantenuto un lungo silenzio sulla tragedia che ha cambiato la storia del nostro calcio, la morte di Erasmo Iacovone. Di Zelico parevano essersi perse le tracce; un silenzio ostinato, che ha nutrito tante “leggende”. Ad aspettarlo, nel campo di calcio del Cielo, ha trovato il suo amico Erasmo.

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