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SPECIALE Formazione
31 Gennaio 2026 - 15:01
“Uno che sa piantare, usa bene il suo seme, nei periodi adatti con le giuste cautele, e sa perfettamente che la crescita del raccolto è esponenziale”
In una città segnata da contraddizioni profonde, sospesa tra grandi eventi annunciati e fragilità quotidiane mai risolte, la danza sportiva resiste come atto culturale e civile. È una resistenza silenziosa, fatta di sale prova, sacrifici personali, viaggi a proprie spese e di una passione che spesso supplisce all’assenza delle istituzioni. Mimmo Vinci, maestro di ballo con trent’anni di esperienza, Referente regionale AIDAS per il settore Danze Coreografiche in Puglia, delegato regionale Federitalia e promotore della linea coreografica italiana BailandoG7, osserva il presente con lucidità e non nasconde le criticità di un sistema che fatica a rinnovarsi.
Lo abbiamo intervistato per fare il punto sul futuro della danza e dello sport a Taranto, anche in vista dei Giochi del Mediterraneo.
Oltre alla nomina di responsabile regionale AIDAS del settore coreografico, è stato recentemente nominato Delegato regionale Federitalia per la Puglia. Come prospetta il futuro della danza e dello sport a Taranto?
«Ho iniziato a ballare da bambino, negli anni Novanta. Tutto è nato per gioco, poi quella curiosità è diventata una passione autentica. Ho studiato e partecipato a numerose competizioni, dal liscio alle danze standard, dai caraibici alle danze coreografiche, ottenendo risultati importanti a livello regionale e nazionale. Oggi però Taranto è una città che vive una fase complessa, dove fare sport è spesso una sfida più che un’opportunità. Il mare resta il suo cuore pulsante, con quei tramonti che sembrano abbracciare cielo e terra, ma intorno la realtà è fragile e spesso scoraggiante».
Che ruolo ha oggi la danza in questo contesto cittadino?
«La danza tarantina è il linguaggio del cielo, un’esplosione di libertà e bellezza che resiste nonostante tutto. Io sono un semplice maestro di ballo che da trent’anni indossa, metaforicamente, il mantello della libertà. Forse sono uno degli ultimi professionisti giovani rimasti in una città che ha visto partire intere generazioni. Insegnare danza o sport significa attraversare gli uragani del tempo e continuare a credere che qualcosa possa migliorare, anche quando le prospettive lavorative sembrano ridursi e la burocrazia soffoca l’entusiasmo».
In vista dei Giochi del Mediterraneo, cosa manca davvero a Taranto per rendere lo sport un volano di sviluppo?
«Non basta costruire nuovi impianti sportivi. Servono visione, continuità e politiche di lungo periodo. Oggi mancano strutture ricettive adeguate, servizi, collegamenti e soprattutto lavoro stabile. Qualche nave da crociera non può risolvere problemi strutturali. Prima di parlare di maratone, eventi e slogan, bisognerebbe affrontare con serietà le criticità quotidiane di una città amministrata con grande difficoltà. La danza sportiva, in particolare, vive quasi esclusivamente di autofinanziamento: sembriamo esistere in un mondo parallelo».
A breve compirà quarant’anni. Che ruolo sente di avere oggi nel panorama sportivo locale?
«Mi sento giovane, ma con la consapevolezza di rappresentare un ponte tra passato e futuro. La mia elezione a Delegato regionale Federitalia, votata con ampia maggioranza dal Consiglio nazionale, nasce proprio dall’idea di creare rete, coinvolgere più realtà possibili e favorire una crescita professionale vera, non basata sull’improvvisazione».
Lei ricopre anche il ruolo di responsabile regionale AIDAS per le danze coreografiche. Cos’è AIDAS e che tipo di lavoro svolge sul territorio?
«AIDAS è l’Associazione Italiana Danza Arte Spettacolo, riconosciuta dal Ministero dello Sviluppo Economico e disciplinata dalla legge 4 del 2013. Si occupa di danza, arte, spettacolo e formazione professionale. Come presidente regionale del settore coreografico, formatore ed esaminatore, cerco di garantire professionalità, trasparenza e rispetto delle regole, sia nella formazione degli atleti sia nel rilascio delle attestazioni, contrastando l’abusivismo che danneggia l’intero settore».

Quando si parla di danze coreografiche, spesso si pensa ai balli di gruppo. È una semplificazione?
«È una semplificazione sbagliata. I balli di gruppo appartengono al divertentismo sociale. Le danze coreografiche, invece, comprendono diversi stili e richiedono tecnica, preparazione fisica e consapevolezza artistica. Non sono per tutti, ma proprio per questo meritano rispetto e tutela».
Lei è promotore della linea coreografica “BailandoG7”. Di cosa si tratta?
«BailandoG7 è una realtà nazionale nata oltre trent’anni fa, con sede a Napoli. È la prima linea coreografica italiana diffusa su tutto il territorio nazionale. Non vive di follower o visibilità effimera, ma di qualità e formazione. Essere l’unico referente tarantino da quattro anni è un onore, ma anche una responsabilità. Oggi il settore soffre: mancano scuole strutturate e maestri di nuova generazione, mentre i social hanno dato spazio anche a figure non qualificate, creando confusione».
Come vede il futuro della danza sportiva a Taranto?
«Vedo un declino che può diventare irreversibile se non si interviene. I giovani hanno paura di investire, molti talenti vanno via. Le competizioni diminuiscono, soprattutto quelle di coppia. Rischiamo che resti solo la danza accademica, mentre la danza sportiva non accademica venga lentamente cancellata».
Crede che le istituzioni possano ancora ascoltare chi lavora nello sport?
«Io continuo a parlare da cittadino libero e da sportivo. Servirebbero leggi che garantiscano dignità ai collaboratori sportivi, tutele contributive reali e incentivi per i giovani. Serve collaborazione, non guerre sui social. La danza è cultura, non una moda passeggera».
La definiscono uno dei “numeri uno” delle danze coreografiche a Taranto.
«Non mi sento numero uno di nessuno. La visibilità è transitoria. Conta essere esempio, trasmettere valori e creare futuro. Insegnare danza sportiva è una missione: significa essere cooperatore di felicità».
Il suo appello finale?
«Spazio ai giovani. Serve una svolta culturale, professionale e generazionale. Vorrei vedere Taranto tornare un prato fiorito, non un campo di foglie secche».
I corsi del maestro Mimmo Vinci si svolgono presso Hdemia ASD, via Pisa 2, Taranto, e sono aperti a tutte le fasce d’età.
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