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SPECIALE Eventi
21 Febbraio 2026 - 06:49
La scelta tra sala e masseria diventa quindi racconto di una società in trasformazione
Nelle domeniche di primavera la città si divide senza accorgersene. Da una parte le grandi sale illuminate lungo le arterie urbane, parcheggi pieni e ingressi monumentali. Dall’altra le strade bianche che portano verso le campagne, tra muretti a secco e ulivi, dove piccoli gruppi di invitati raggiungono corti rurali e giardini affacciati sul mare. Non è solo una scelta logistica. È il segno di due modi diversi di vivere la festa.
In Puglia la location del ricevimento è sempre stata un elemento identitario. Per decenni la sala ricevimenti ha rappresentato il simbolo della celebrazione sociale. Strutture capienti, servizio completo, cucina organizzata per numeri elevati. Un modello nato negli anni del boom economico regionale, quando la cerimonia diventava occasione di rappresentazione collettiva. Il matrimonio non riguardava solo la coppia ma l’intera comunità familiare.
Nel territorio ionico questo schema ha avuto un peso particolare. Taranto e la sua provincia hanno costruito una vera economia attorno alle sale per eventi. Complessi progettati per ospitare centinaia di invitati, capaci di gestire contemporaneamente più cerimonie, con personale stabile e filiere consolidate. Il sistema garantiva lavoro continuo e offriva alle famiglie un riferimento sicuro. Il rito era codificato e rassicurante.
Negli ultimi 15 anni però è emerso un modello alternativo. Masserie e agriturismi hanno iniziato a ospitare ricevimenti ridotti, privilegiando ambienti naturali e tempi più dilatati. La festa si sposta all’aperto, spesso distribuita su più momenti della giornata. Il numero degli invitati diminuisce e cresce l’attenzione all’esperienza. Nasce così una nuova cultura dell’evento, in cui la scelta della location diventa espressione dello stile di vita.
Il confronto tra i due modelli non è solo estetico ma sociale. La sala ricevimenti mantiene una funzione inclusiva. Permette di invitare un numero elevato di persone e risponde alla tradizione meridionale dell’ospitalità allargata. La masseria invece privilegia l’intimità e la relazione diretta tra gli invitati. Due visioni della comunità che convivono nello stesso territorio.

Anche l’economia locale riflette questa doppia anima. Le grandi strutture continuano a rappresentare un settore occupazionale stabile, con personale specializzato e servizi interni.
Le location rurali attivano invece una rete diffusa di fornitori esterni, dal catering ai tecnici audio, distribuendo il lavoro su piccole imprese. Il risultato è una diversificazione produttiva che amplia l’offerta territoriale.
Il fattore turistico accentua la differenza. Gli ospiti stranieri scelgono prevalentemente ambienti rurali perché percepiti come autentici e legati al paesaggio. Le famiglie locali restano spesso legate alla sala tradizionale per motivi culturali e logistici. Il territorio diventa così punto di incontro tra esigenze diverse e sviluppa una capacità di adattamento rara.
Il valore identitario emerge con chiarezza. La sala ricevimenti racconta la Puglia dell’espansione economica degli anni 80 e 90, quando la festa rappresentava conquista sociale. La masseria interpreta la fase attuale, orientata alla qualità della vita e al rapporto con l’ambiente. Non si tratta di una sostituzione ma di una stratificazione storica visibile nelle scelte contemporanee.
Le amministrazioni locali osservano con attenzione. L’aumento degli eventi nelle campagne richiede regolamentazioni su rumori, viabilità e tutela del paesaggio. Allo stesso tempo le strutture tradizionali si rinnovano introducendo spazi verdi e formule più flessibili. Il mercato non elimina un modello ma li spinge a contaminarsi.
Durante la sera, quando le luci si accendono contemporaneamente sulla costa e nell’entroterra, si comprende il significato della coesistenza. In una sala centinaia di invitati brindano insieme, in una corte rurale pochi ospiti ascoltano musica dal vivo. Due immagini diverse ma entrambe profondamente pugliesi.
La scelta tra sala e masseria diventa quindi racconto di una società in trasformazione. Tra memoria collettiva e desiderio di personalizzazione, la Puglia continua a celebrare la festa secondo sensibilità differenti. E proprio questa pluralità, più che una contrapposizione, rappresenta oggi la vera identità del territorio.
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