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SALUTE
02 Febbraio 2026 - 12:55
La logopedia come supporto alla comunicazione e alla qualità di vita: l’esperienza della dott.ssa Monica Cattolico
Quando si pensa al logopedista, l’immaginario comune è quello del terapista che aiuta i bambini a pronunciare correttamente le parole. È corretto, ma riduttivo. In realtà, la logopedia accompagna la persona in tutte le fasi della vita, dalla prima infanzia all’età adulta e oltre. Del resto, come definito dal profilo professionale, «il logopedista è il professionista sanitario che svolge attività di prevenzione, valutazione e trattamento dei disturbi della comunicazione, del linguaggio, della voce e della deglutizione in età evolutiva, adulta e geriatrica».
Nel bambino, aiuta non solo a correggere difetti fonologici e articolatori, ma anche ad esprimersi quando ha difficoltà a strutturare correttamente le frasi, a gestire una conversazione, a raccontare ciò che gli succede. Nell’adulto, interviene quando un evento neurologico altera i meccanismi della comunicazione e la persona fa fatica a parlare, leggere, scrivere o articolare correttamente.
Anche negli adulti, infatti, la comunicazione può diventare difficile. Pensiamo a un ictus o a una malattia neurodegenerativa: quanto le difficoltà linguistiche possono compromettere il ruolo sociale, lavorativo e familiare del paziente? Ad esempio, nelle malattie neurodegenerative come il Parkinson, non sono solo i movimenti a cambiare: la voce può indebolirsi, il linguaggio può diventare più lento o meno comprensibile, la memoria e l’attenzione possono risentirne, soprattutto se non adeguatamente stimolate. Tutto questo influisce in modo significativo sulla qualità di vita e sul benessere sociale ed emotivo delle persone malate e dei loro familiari. Basti pensare a come l’alterazione dell’intelligibilità dell’eloquio venga percepita dal malato di Parkinson come un limite fastidioso e demoralizzante, non tanto per l’alterazione in sé, quanto per l’impatto che essa ha sulla possibilità di comunicare e relazionarsi in modo indipendente ed efficace.
Per mostrare concretamente come la logopedia possa fare la differenza, voglio raccontare un’esperienza vissuta anni fa presso l’Associazione Parkinson Siena. Ho avuto l’opportunità di proporre a un piccolo gruppo di volontari, interessati a trascorrere insieme un paio d’ore alla settimana in modo “utile e socievole”, una serie di attività settimanali mirate a promuovere il miglioramento della comunicazione verbale, in termini di intelligibilità dell’eloquio e delle funzioni cognitive in senso globale. L’obiettivo principale, tuttavia, era stimolare l’interazione sociale all’interno del gruppo, favorendo la creazione di una rete di sostegno reciproco capace di contrastare il rischio di isolamento ed emarginazione tipico della malattia.
Quando rivolgersi al logopedista
Il logopedista non si occupa solo dei disturbi del linguaggio in età infantile. È indicato rivolgersi a questo professionista anche in presenza di difficoltà di comunicazione, voce o deglutizione nell’adulto e nell’anziano. Ad esempio dopo un ictus, in caso di malattie neurologiche o neurodegenerative, quando la voce si indebolisce, il linguaggio diventa meno comprensibile, la comunicazione più faticosa o si manifestano problemi di deglutizione. La logopedia interviene anche in un’ottica di prevenzione e mantenimento delle abilità, per preservare autonomia e qualità di vita.
Ogni seduta prevedeva, da un lato, lo svolgimento in gruppo di esercizi finalizzati al corretto utilizzo del supporto respiratorio, dell’intensità vocale, della modulazione e del ritmo della voce (prosodia), e quindi al miglioramento dell’intelligibilità; dall’altro, lasciava spazio all’esecuzione di giochi cognitivi, divertenti e socialmente stimolanti, come il sudoku, il memory, il gioco “nomi, cose, città” e “trova le differenze”, pensati per esercitare memoria, attenzione e funzioni esecutive.
Ogni incontro offriva un’occasione per parlare di sé, condividere esperienze e costruire un clima di fiducia: il gruppo stesso diventava uno spazio sociale autentico, un sostegno reciproco contro la solitudine che spesso accompagna la malattia. Ai partecipanti venivano inoltre forniti strumenti pratici da utilizzare a casa, così da consolidare quanto appreso nella vita quotidiana.
Il feedback dei volontari è stato chiaro: l’esperienza ha favorito la creazione di un clima di gruppo positivo e ha fornito nozioni, strategie e tecniche utili nella quotidianità. I partecipanti non solo avevano migliorato la capacità di farsi comprendere, ma avevano anche ritrovato il piacere di stare insieme e di partecipare attivamente alla vita sociale.
Quell’esperienza ha insegnato una lezione importante: la logopedia non riguarda solo la “correzione dei suoni”, ma interviene in modo più ampio sul funzionamento comunicativo della persona. Grazie a un approccio mirato e multidisciplinare, la logopedia agisce non solo sui sintomi linguistici o vocali, ma contribuisce a preservare autonomia, identità e qualità di vita. È una risorsa fondamentale anche in età adulta e nelle malattie neurodegenerative, dove troppo spesso i disturbi non motori continuano a essere sottovalutati.
*Logopedista magistrale, Specializzata in logopedia clinica in età evolutiva
Visita presso “Ambulatorio Mia Salute”
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