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Taranto

Muore dopo terapia CAR T, la Asl chiarisce: “Non era una trasfusione”

Il decesso della 50enne al Moscati dopo infusione di linfociti autologhi: “Procedura corretta, complicanza imprevedibile”

L'ospedale Moscati di Taranto

L'ospedale Moscati di Taranto

TARANTO - La Asl Taranto ha voluto fare chiarezza su quanto accaduto all'ospedale Moscati dove una paziente 50enne, è deceduta dopo un malore improvviso: l'obiettivo della Asl è di chiarire che non si sia trattato di una trasfusione di sangue, ma di una terapia avanzata nota come CAR T

Secondo quanto ricostruito, al momento del malore la donna stava ricevendo un’infusione di linfociti autologhi, ovvero cellule provenienti dal suo stesso organismo e precedentemente modificate per potenziare la risposta contro la malattia tumorale. “Al momento del malore la paziente non era sottoposta a trasfusione di emocomponenti, bensì era in corso un’infusione di linfociti autologhi”, viene precisato nella nota.

La terapia CAR T rappresenta una possibilità di cura per pazienti affetti da patologie oncoematologiche, come leucemie, linfomi e mielomi, soprattutto nei casi in cui si siano verificate recidive dopo trattamenti tradizionali. Si tratta di un percorso complesso che inizia con il prelievo dei linfociti del paziente attraverso una procedura di aferesi.

Nel caso specifico, il prelievo era stato effettuato a fine gennaio presso l’Unità di Aferesi del Servizio Trasfusionale di Taranto. Le cellule raccolte sono state successivamente trasferite a un’azienda specializzata per le verifiche di qualità e quantità, prima di essere sottoposte al processo di ingegnerizzazione genetica. Durante questa fase viene inserito nei linfociti il recettore CAR, capace di riconoscere e attaccare le cellule tumorali.

Una volta completata la preparazione, i linfociti modificati sono stati reinfusi alla paziente ricoverata presso il reparto di Ematologia del Moscati, seguendo protocolli consolidati e nel rispetto delle procedure previste. “Secondo le normali e consolidate procedure, e con l’osservanza di tutte le regole previste, i linfociti CAR T sono stati reinfusi nella paziente”, sottolinea la Asl.

Pochi minuti dopo l’inizio dell’infusione, la donna ha accusato un malore che ha portato all’immediata sospensione del trattamento. La situazione è rapidamente degenerata in un arresto cardiocircolatorio. Le manovre rianimatorie hanno consentito una temporanea ripresa dell’attività cardiaca, ma la paziente è stata trasferita in Rianimazione in stato di coma, dove è deceduta il giorno successivo.

L’azienda sanitaria esclude errori nelle procedure, parlando di un evento non prevedibile. “Il decesso non è stato conseguenza di errata trasfusione, ma una imprevedibile complicanza di una procedura correttamente eseguita”.

Il centro di Ematologia dell’ospedale Moscati è autorizzato a effettuare trattamenti CAR T dal 2022, anno in cui è stato il primo in Puglia a ottenere le certificazioni necessarie. Da allora, circa 50 pazienti sono stati sottoposti a questa tipologia di terapia.

Il commissario straordinario Vito Gregorio Colacicco ha espresso il proprio cordoglio per la vicenda, manifestando vicinanza ai familiari della donna.

La ricostruzione fornita dalla Asl punta a chiarire i contorni clinici dell’accaduto, in un caso che ha suscitato forte attenzione, evidenziando al tempo stesso la complessità connessa a trattamenti innovativi destinati a pazienti con patologie particolarmente gravi.

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