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Taranto laboratorio di ricerca, al via i dottorati Eni con l’Università di Bari

In Prefettura presentati i percorsi finanziati per ambiente ed energia: “Ricerca e industria insieme per sviluppo sostenibile e nuova occupazione”

Taranto laboratorio di ricerca, al via i dottorati Eni con l’Università di Bari

Taranto laboratorio di ricerca, al via i dottorati Eni con l’Università di Bari

TARANTO – Un progetto che unisce ricerca scientifica, industria e istituzioni per disegnare il futuro del territorio. È stato presentato questa mattina, nella Sala Riunioni della Prefettura, l’avvio dei percorsi di dottorato finanziati da Eni in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, iniziativa che punta a coniugare innovazione, sostenibilità e sviluppo economico.

L’incontro ha segnato l’avvio operativo di una collaborazione strategica che mette al centro la transizione ecologica e il rilancio industriale dell’area ionica, con particolare attenzione alla tutela ambientale e alla valorizzazione delle risorse locali.

Ad aprire i lavori è stato il commissario straordinario Vito Felice Uricchio, che ha evidenziato il valore dell’investimento in ricerca. “Esprimo la mia più viva soddisfazione e ringrazio sentitamente Eni per aver scelto di investire con convinzione in attività di ricerca di così alto profilo. Parliamo di ricerche che non restano chiuse nei laboratori, ma puntano direttamente alla rigenerazione dei territori e che trasformano il recupero ambientale in un volano di approvvigionamento energetico interno, offrendo occasioni concrete di sviluppo sostenibile e nuova occupazione qualificata per i nostri giovani”.

Secondo Uricchio, l’iniziativa si inserisce in un contesto globale segnato da forti incertezze, dove investire in autonomia energetica rappresenta una priorità. “I vantaggi sono plurimi e interconnessi. Alla rigenerazione ecosistemica si somma un contributo decisivo alla sicurezza energetica nazionale. Investire in questa direzione significa perseguire una sovranità energetica sostenibile e valorizzare le risorse del territorio”.

I dottorati presentati si concentrano su due ambiti chiave della transizione ecologica, la gestione resiliente del territorio e la tutela della biodiversità, con progetti dedicati in particolare alla bonifica dei siti contaminati attraverso tecnologie avanzate legate alla chimica verde e all’economia circolare.

A garantire il profilo scientifico dell’iniziativa è il coinvolgimento dell’Università di Bari. Il professor Pierfrancesco Dellino ha sottolineato l’importanza delle infrastrutture di ricerca, mentre il professor Roberto Sulpizio ha illustrato il valore del Dottorato di Interesse Nazionale in “Earth Processes and Management of Resources and Risks”, evidenziando il ruolo nella formazione di figure altamente qualificate e nel trasferimento di conoscenze al sistema produttivo.

Il direttore del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali, Giuseppe Mastronuzzi, ha rimarcato il legame tra ricerca e territorio. “Siamo orgogliosi che il nostro Dipartimento coordini il Dottorato di Interesse Nazionale. È uno strumento che collega il sapere accademico con le esigenze del territorio, dimostrando che la ricerca può avere una ricaduta sociale immediata”.

Sul fronte ambientale e della bioeconomia è intervenuta la professoressa Caterina Longo, che ha evidenziato come l’integrazione tra biodiversità, tutela ambientale e produzione sostenibile possa rafforzare il ruolo della ricerca nel contesto della economia circolare, valorizzando le specificità del territorio tarantino.

Il progetto si caratterizza per un approccio multidisciplinare, con il contributo di diversi ambiti scientifici e il supporto tecnico del Cnr, rappresentato dai ricercatori Valeria Ancona e Carmine Massarelli, impegnati nella validazione dei modelli di bonifica e monitoraggio ambientale, con particolare attenzione alla trasparenza e alla replicabilità dei risultati.

A testimoniare il valore concreto dell’iniziativa sono state anche le giovani dottorande coinvolte nei progetti. Annamaria Ragonese ha spiegato che “la ricerca analizza l’impatto dei micro contaminanti su organismi chiave della Blue Economy come mitili ed alghe, attraverso un protocollo che unisce monitoraggio ambientale, analisi biochimiche e modelli predittivi. Questi studi sono fondamentali per ottimizzare la produzione di bioenergia da matrici algali e supportare strategie di gestione più resilienti”.

Sulla stessa linea Melissa Sardano, che ha illustrato un modello avanzato di bioeconomia. “Con questa ricerca implementiamo un paradigma in cui il risanamento ambientale e la produzione energetica convergono. L’obiettivo è trasformare la rimozione dei contaminanti in un processo capace di generare biomasse sostenibili e nuovi vettori energetici puliti, garantendo allo stesso tempo la rigenerazione degli ecosistemi”.

A chiudere il confronto è stato il presidente di Confindustria Taranto Salvatore Toma, che ha richiamato la necessità di una visione condivisa. “Il progresso tecnologico diventa sviluppo solo se coinvolge tutto il sistema produttivo. Queste sinergie tra istituzioni, ricerca e grandi aziende devono diventare un’opportunità anche per le piccole e medie imprese e per le startup del territorio”.

Con l’avvio dei nuovi percorsi di dottorato, Taranto si conferma un punto di riferimento per la sperimentazione scientifica a livello nazionale, puntando su innovazione, sostenibilità e formazione di nuove competenze come leve per il rilancio economico e ambientale del territorio.

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