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Taranto
17 Aprile 2026 - 13:07
Acciaierie d'Italia
"Alle mancate risposte dall’ultimo incontro a Palazzo Chigi sulle prospettive dell’ex ILVA, di cui si attende ancora una convocazione per l’aggiornamento del tavolo che era prevista entro il mese di marzo, fanno seguito le continue dichiarazioni del responsabile del MIMIT su possibili trattative, con possibili investitori, su indefiniti piani industriali, su possibili ridimensionamenti dell’asset siderurgico.
Dichiarazioni a cui continuiamo a ribadire la necessità dell’intervento pubblico in qualunque asset societario futuro.
E ancora fanno seguito interlocuzioni del MIMIT con le istituzioni locali, regione Puglia, Liguria, Piemonte e le altre, comune di Taranto, Genova ed altri, di cui nulla si conosce, rispetto ai temi trattati, e semmai vi siano richieste di garanzie occupazionali: neanche le istituzioni locali informano i sindacati ed i lavoratori".
Così una nota di Fim, Fiom e Uilm nazionali sulla grave situazione che caratterizza Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria.
"Dopo dichiarazioni e interlocuzioni senza il coinvolgimento del sindacato e dei lavoratori fanno seguito le visite negli stabilimenti di questi potenziali investitori di cui ufficialmente non si conoscono capacità economiche/finanziarie né tantomeno se vi siano piani industriali di rilancio e sviluppo.
E mentre tutto il sistema istituzionale, politico ed imprenditoriale italiano ed estero esprimono giudizi, dispensano pareri e illustrano ricette per risolvere la più grande vertenza del nostro Paese, Fim, Fiom, Uilm rimangono le uniche a chiedere tutele e garanzie di salute e sicurezza e rientro a lavoro per le lavoratrici e i lavoratori.
Manca serietà e volontà di decidere da parte di chi ha la responsabilità di dare certezza a cittadini e ai lavoratori.
In tutto questo ieri Fim, Fiom, Uilm sono state convocate a discutere della proroga di cassa integrazione per ulteriori 12 mesi, per 4.450 lavoratori di Acciaierie d’Italia in AS, oltre ai 1.600 in ILVA AS, oltre a migliaia di lavoratori dell’indotto dichiarando fin da subito l’indisponibilità, stante le condizioni ad addivenire ad una ipotesi di accordo.
Fim, Fiom, Uilm hanno avanzato richieste di chiarimento sul programma di messa in sicurezza impianti concordato con il Ministero del Lavoro nell’incontro di Taranto, sulla gestione della cigs, sulla ripartenza di Afo 4 e degli altri impianti, sul welfare ccnl e su altre condizioni di miglior favore a partire dall’integrazione al reddito.
Ma la discussione di ieri si è arenata sull’indisponibilità dei fondi governativi, previsti dal decreto legge del 1 dicembre 2025, che avrebbe assicurato le medesime condizioni di integrazione economica alla cigs fin qui riconosciute.
Abbiamo quindi ribadito con forza che mai avremmo accettato un peggioramento delle condizioni dei lavoratori, già precarie e che il risultato di equiparare le condizioni economiche fra i lavoratori delle due amministrazioni straordinarie è una condizione imprescindibile di “equità e giustizia sociale” che va assicurata senza soluzione di continuità.
Il Ministero del Lavoro, preso atto della posizione di Fim, Fiom, Uilm, ha ritenuto di sospendere nuovamente il tavolo di confronto e di aggiornarlo al prossimo 22 aprile.
Auspichiamo che nel prossimo incontro i responsabili del Ministero e l’amministrazione straordinaria diano riscontro positivo su questo tema e assumano la consapevolezza che dietro i numeri ci sono persone, famiglie, lavoratori che soffrono da anni le condizioni di ristrettezza economica ma che soprattutto da oltre 14 anni vivono una disperata condizione di incertezza del loro futuro.
Il Governo incominci ad assumersi immediatamente questa responsabilità".
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