MANDURIA - Un impianto eolico di grandi dimensioni nel cuore di uno dei territori vitivinicoli più rappresentativi della Puglia accende il confronto.
Il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria esprime una netta contrarietà alla Determinazione n. 55 del 19 febbraio 2026, con cui la Regione Puglia ha autorizzato la realizzazione di un parco eolico tra le province di Brindisi e Taranto.
Il provvedimento, adottato dalla Sezione Transizione Energetica, consente la costruzione di un impianto composto da 12 aerogeneratori per una potenza complessiva di 72 MW, affiancato da un sistema di accumulo da 40 MW e dalle relative opere di collegamento alla rete. L’autorizzazione include anche la dichiarazione di pubblica utilità e prevede la possibilità di avviare procedure espropriative per le aree interessate.
Il Consorzio non mette in discussione il valore strategico delle energie rinnovabili, ma richiama l’attenzione sulla necessità di coniugare sviluppo e tutela dei territori. In particolare, viene evidenziato il rischio che un’infrastruttura di tale portata possa incidere in modo significativo su un’area caratterizzata da una forte vocazione agricola e vitivinicola.
Secondo quanto sottolineato, il progetto interessa zone comprese tra Erchie, Torre Santa Susanna, Manduria e Avetrana, territori che rappresentano uno dei principali poli produttivi del Primitivo di Manduria. Proprio qui si concentrano aziende e vigneti che costituiscono un patrimonio economico e culturale consolidato nel tempo.
Tra gli aspetti più critici segnalati vi è l’impatto sul paesaggio rurale, considerato elemento fondamentale per la riconoscibilità del prodotto anche sui mercati internazionali. L’inserimento di strutture industriali di grandi dimensioni rischierebbe, secondo il Consorzio, di alterare l’equilibrio tra produzione agricola, territorio e immagine del brand.
A questo si aggiunge la questione delle eventuali espropriazioni, che rappresentano un ulteriore elemento di preoccupazione per le aziende coinvolte, chiamate a confrontarsi con possibili ricadute dirette sulle proprie attività.
“Non siamo contrari alle energie rinnovabili, ma riteniamo fondamentale che il loro sviluppo sia compatibile con la tutela dei territori a forte vocazione agricola e identitaria”, afferma il vicepresidente del Consorzio Roberto Erario.
“Un intervento di questa portata impone una riflessione seria e condivisa. Il rischio concreto è quello di compromettere il valore di un sistema territoriale unico. Il territorio non può essere sacrificato in nome di uno sviluppo che non tenga conto delle sue specificità”.
Alla luce delle criticità evidenziate, il Consorzio chiede l’apertura immediata di un tavolo di confronto con le istituzioni competenti, con l’obiettivo di approfondire l’impatto complessivo dell’intervento e valutare eventuali soluzioni alternative.
Il nodo resta quello dell’equilibrio tra innovazione e tutela. La transizione energetica viene riconosciuta come una sfida necessaria, ma secondo il Consorzio non può tradursi in scelte che mettano a rischio eccellenze agricole e identità territoriali.
Una posizione che riaccende il dibattito sul futuro del territorio, chiamato ancora una volta a trovare un punto di sintesi tra sviluppo e conservazione.