Cerca

Cerca

Taranto

Giochi e futuro, la sfida degli impianti

Il confronto su cantieri e gestione delle strutture: il vero nodo è cosa resterà dopo l’evento

Giochi e futuro, la sfida degli impianti

I lavori al nuovo Stadio Iacovone di Taranto

TARANTO - Il rumore dei cantieri si mescola al vento salmastro che arriva dal Mar Piccolo, attraversa viale Virgilio e si ferma davanti ai cancelli delle nuove infrastrutture sportive. È qui, tra gru e progetti, che prende forma una delle partite più decisive per il futuro della città. Non solo costruire, ma capire cosa accadrà dopo.

Nella sede della Camera di Commercio di Taranto Brindisi si è svolto un confronto tecnico e istituzionale che ha acceso i riflettori su uno dei temi più delicati legati ai Giochi del Mediterraneo. Non basta realizzare gli impianti, la vera sfida è garantirne la vita dopo l’evento. Una questione che riguarda direttamente il destino economico e sociale della città.

Attorno allo stesso tavolo si sono ritrovati rappresentanti della struttura commissariale, amministratori locali e progettisti impegnati nei principali interventi. Il dibattito, coordinato da Silvio Scarcelli, ha attraversato le opere simbolo di questa trasformazione. Lo stadio del nuoto, il PalaRicciardi, il centro nautico Torpediniere, il tennis Magna Grecia e le infrastrutture del campo di regata. Su tutti, lo stadio Iacovone, destinato a diventare uno dei segni più visibili della nuova stagione.

Ma sotto la superficie delle cifre e dei cronoprogrammi emerge un interrogativo che Taranto conosce bene. Quante volte grandi opere sono rimaste sospese tra entusiasmo iniziale e difficoltà gestionali. È su questo crinale che si muove oggi la discussione.

Luigi De Filippis, presidente dell’Ordine degli Ingegneri, lo dice senza giri di parole. “Gestire impianti di questa portata non è assolutamente semplice. Prima di tutto bisogna definire regole chiare e poi capire se esiste un reale interesse, anche da parte dei privati, a prenderli in carico”. La sua riflessione si inserisce in una consapevolezza diffusa. Il pubblico da solo rischia di non riuscire a sostenere costi e complessità, mentre il coinvolgimento di operatori privati potrebbe rappresentare una leva decisiva.

La posta in gioco, però, non è soltanto economica. Sandro Catta, consigliere nazionale degli ingegneri, richiama il valore più ampio di queste infrastrutture. “È un’opportunità che Taranto non deve perdere. Gli impianti sportivi sono strutture strategiche, non solo per eventi internazionali ma anche per l’educazione dei giovani e la salute”. In questa prospettiva, il rischio non è solo quello di sprecare risorse, ma di perdere un’occasione di sviluppo sociale.

Tra i progetti più emblematici c’è il centro nautico sull’area ex torpediniere, un luogo che racconta da solo la trasformazione della città. Da spazio militare a infrastruttura civile. Davide Mancarella, tra i progettisti, spiega la visione. “Non si tratta solo di realizzare opere per i Giochi, ma di lasciare un centro che possa ospitare formazione, attività veliche e servizi per la città”. È qui che si gioca una delle partite più importanti. Restituire al mare un ruolo centrale nell’economia urbana.

Sul fronte dei tempi, le rassicurazioni arrivano dai tecnici. Riccardo Sacconi, direttore dei lavori dello stadio Iacovone, conferma che il cantiere procede. “Finiremo per luglio. Ci sono stati rallentamenti legati al maltempo, ma siamo nei tempi e recupereremo”. Parole che cercano di tenere insieme aspettative e realtà, in una fase in cui ogni ritardo pesa come un macigno.

Diversa ma altrettanto delicata la questione del campo di regata, dove si è reso necessario coordinarsi con il mondo della mitilicoltura. Gianfranco Tonti spiega che il nodo è stato sciolto grazie al dialogo con gli operatori del settore. “Una volta risolta l’interferenza con gli impianti, non ci sono ostacoli alla realizzazione”. Un passaggio che racconta molto della città. Taranto non è solo cantieri e progetti, ma anche equilibrio tra sviluppo e tradizioni produttive.

A tirare le fila del ragionamento è la questione della cosiddetta legacy, l’eredità dei Giochi. Il direttore generale del Comune Marco Lesto lo chiarisce. “Stiamo lavorando per costruire un modello di gestione sostenibile, anche attraverso il coinvolgimento del mercato. Abbiamo già avviato una fase preliminare per intercettare l’interesse degli operatori”. Dietro queste parole c’è la consapevolezza che il successo dei Giochi non si misurerà solo nei giorni della competizione, ma negli anni successivi.

In questa fase, Taranto si trova davanti a un bivio. Trasformare gli impianti in un volano per il turismo sportivo e per l’economia locale, oppure rischiare di replicare errori già visti. Il dibattito aperto alla Camera di Commercio restituisce l’immagine di una città che prova a interrogarsi prima che sia troppo tardi.

Fuori, intanto, i cantieri continuano a crescere. Tra il rumore dei lavori e la luce del mare, Taranto costruisce il suo futuro. E questa volta, più che mai, il risultato non dipenderà solo dalla velocità con cui si costruisce, ma dalla capacità di immaginare cosa verrà dopo.

Le dichiarazioni di Luigi De Filippis, Presidente dell'Ordine Ingegneri di Taranto; Sandro Catta, Consigliere del Consiglio Nazionale degli Ingegneri; Davide Mancarella, Infratech Cunsulting srl; Riccardo Sacconi, Direttore dei lavori dello Stadio Iacovone; Gianfranco Tonti, Studio Associato Start; Silvio Scarcelli Coordinatore della Struttura Commissariale; Marco Lesto, Direttore Generale del Comune di Taranto

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Buonasera24

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Termini e condizioni

Termini e condizioni

×
Privacy Policy

Privacy Policy

×
Logo Federazione Italiana Liberi Editori