BARI - Prezzi sempre più bassi sugli scaffali della grande distribuzione e un mercato che rischia di compromettere l’intero comparto olivicolo nazionale. È l’allarme lanciato da Italia Olivicola, che segnala una situazione definita preoccupante mentre l’olio italiano resta invenduto nei depositi.
Secondo quanto evidenziato, si moltiplicano le offerte promozionali con olio extravergine di oliva di origine comunitaria venduto a meno di 4 euro al litro, un prezzo che appare incompatibile con i costi reali di produzione. Il confronto con il mercato estero rafforza i dubbi, considerando che a Jaén, in Andalusia, l’olio spagnolo non è mai sceso sotto i 4 euro al chilogrammo.
Anche il prodotto italiano finisce sotto la lente. Sugli scaffali si trovano bottiglie a meno di 7 euro al litro, mentre il prezzo all’ingrosso a Bari si attesta intorno ai 6,7 euro al chilogrammo, evidenziando una distorsione evidente tra filiera produttiva e vendita al dettaglio.
Il quadro si aggrava con le prime ricadute sul tessuto produttivo. È stata infatti registrata la chiusura di una piccola azienda olearia a Latina, schiacciata da dinamiche come le aste al ribasso, che comprimono i margini e mettono in difficoltà gli operatori del settore.
A denunciare la situazione è Gennaro Sicolo. “Siamo seriamente preoccupati da questa deriva che si sta consolidando con sempre maggiore intensità”, afferma. “Prezzi così bassi sugli scaffali favoriscono fenomeni speculativi e aumentano il rischio di frodi”, aggiunge, segnalando offerte alla grande distribuzione a circa 4,3 euro al litro.
Secondo Sicolo, è necessario un intervento immediato delle istituzioni. “Chiediamo al Ministero di verificare queste operazioni commerciali prima che sia troppo tardi, perché è a rischio l’intero comparto olivicolo nazionale”, sottolinea.
Tra le criticità evidenziate anche i limiti dei sistemi di tracciabilità. Le frodi, infatti, si sviluppano sempre più spesso fuori dai confini italiani, con olio proveniente da Paesi extraeuropei che entra nel mercato comunitario e viene successivamente commercializzato come prodotto europeo o italiano. A questo si aggiunge il fenomeno dell’olio deodorato, pratica illegale che consente di trasformare oli non commestibili in extravergini.
“Di fronte a sistemi di contraffazione sempre più sofisticati servono strumenti investigativi adeguati e una maggiore responsabilità della grande distribuzione”, evidenzia Sicolo. “Non è possibile accettare prezzi fuori mercato senza interrogarsi sulla qualità reale del prodotto”, prosegue, richiamando anche il ruolo dei buyer.
Italia Olivicola chiede quindi un cambio di passo nei controlli e l’apertura di un confronto urgente con la grande distribuzione, con l’obiettivo di introdurre meccanismi preventivi di verifica condivisi con la filiera e gli organi di vigilanza.
In gioco non c’è solo la sopravvivenza di migliaia di aziende agricole, ma anche la tutela dei consumatori e la credibilità del Made in Italy agroalimentare, conclude l’organizzazione.