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Da Taranto all’Umbria, restituito un documento del 1898: il gesto che riporta a casa la memoria

Una donna tarantina dona un antico manoscritto a Città di Castello. Ricostruita la storia dell’asilo infantile attivo già nel 1861

Da Taranto all’Umbria, restituito un documento del 1898 - foto da www1.saturnonotizie.it

Da Taranto all’Umbria, restituito un documento del 1898 - foto da www1.saturnonotizie.it

TARANTO - Un atto di sensibilità e rispetto per la memoria storica che parte da Taranto e arriva fino all’Umbria, restituendo valore a un documento rimasto lontano per oltre un secolo. È il gesto compiuto da una donna tarantina che ha deciso di consegnare al Comune di Città di Castello un manoscritto risalente al 1898, riportandolo nel luogo a cui apparteneva.

Il documento, inviato per posta all’ufficio Nidi d’infanzia del Comune umbro, è un mandato di pagamento relativo alla costruzione di 50 panche a due posti destinate all’asilo infantile cittadino. Un atto amministrativo che racconta una pagina concreta della storia educativa locale, legata alla realizzazione degli arredi per l’infanzia.

All’interno del plico era presente anche una lettera della donatrice, che ha spiegato le ragioni del suo gesto con parole semplici ma significative. “Comprai anni fa antichi documenti presso un negozio di oggettistica di seconda mano. Credo che abbiano il diritto di tornare presso il comune di appartenenza. Tanto dovevo...”, ha scritto, motivando così la scelta di restituire il manoscritto.

Il documento riporta la firma del tesoriere dell’epoca, Adolfo Maioli, e certifica il pagamento di 900 lire al falegname Vincenzo Innocenti per il lavoro svolto. Una testimonianza concreta che ha permesso agli uffici comunali di avviare ulteriori ricerche negli archivi storici.

Dagli approfondimenti è emerso che l’asilo infantile di Città di Castello era già attivo nel 1861, confermando la presenza di una radicata tradizione educativa nella città umbra. La scoperta ha riacceso l’interesse su un modello di comunità educante costruito nel tempo grazie all’impegno di cittadini e benefattori.

A seguire la vicenda sono state l’assessora ai servizi educativi Letizia Guerri e la responsabile dell’ufficio Nidi e coordinamento pedagogico Benedetta Vitaloni, destinatarie del plico. Proprio l’assessora ha voluto sottolineare il valore del gesto. “Un bellissimo gesto di coscienza civica e civiltà”, ha dichiarato, evidenziando come la restituzione del documento rappresenti molto più di un semplice recupero archivistico.

“Abbiamo potuto stringere tra le nostre mani la testimonianza chiara e suggestiva di quanto la cultura dell’infanzia, dell’educazione, di una formazione finalizzata alla crescita democratica e alla giustizia sociale abbiano radici profonde e antiche a Città di Castello”, ha aggiunto Guerri, che insieme alla responsabile Vitaloni ha invitato la donna tarantina a visitare la città.

Il ritrovamento ha riportato alla luce anche altri elementi storici. Dal regolamento organico del 1866 emerge che l’asilo era gestito da un’associazione di cittadini benefattori e accoglieva gratuitamente bambini poveri, orfani e figli di vedove, mentre per altri era previsto un contributo. L’accesso era riservato a bambini battezzati e vaccinati.

Particolarmente significativo il principio contenuto nell’articolo 27 del regolamento, che sanciva l’uguaglianza tra i piccoli ospiti. “I bambini ammessi saranno trattati con perfetta uguaglianza; a tutti verrà distribuita al mezzo giorno una abbondante minestra”, si legge nel documento, che evidenzia una visione educativa già orientata all’inclusione.

La finalità dell’istituzione era esplicita e profondamente sociale: “sollevare i figli dall’abbetionem e miseria è preparare una generazione che sia decoro della Patria e d’incremento alla civiltà”.

Nel corso delle ricerche è stata inoltre rinvenuta una locandina del 1861 che invitava la popolazione a partecipare a una festa da ballo organizzata per raccogliere fondi a sostegno dell’asilo.

Una storia che attraversa oltre un secolo e che oggi torna a vivere grazie a un gesto partito da Taranto, capace di restituire alla comunità un frammento prezioso della propria identità.

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