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Barletta
09 Aprile 2026 - 10:37
La Guardia di Finanza della Bat
BARLETTA - Un sistema articolato di frode fiscale basato sull’utilizzo di crediti inesistenti e sul successivo reimpiego delle somme è al centro di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Trani, che ha portato all’emissione di una misura cautelare in carcere e a un sequestro preventivo per equivalente superiore a 1 milione di euro.
I provvedimenti, eseguiti dai militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Barletta Andria Trani, riguardano i rappresentanti, di fatto e di diritto, di una società operante nel settore edilizio, ritenuti responsabili di una presunta indebita compensazione di crediti fiscali fittizi collegati al cosiddetto bonus “Renzi”.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il meccanismo illecito si sarebbe fondato sulla creazione artificiosa di crediti IRPEF inesistenti, generati attraverso l’attribuzione fittizia del beneficio in busta paga ai dipendenti. Tali importi sarebbero stati poi utilizzati per compensare debiti tributari reali mediante la presentazione di modelli F24.
L’ammontare complessivo del risparmio fiscale ottenuto supera il milione di euro. Le somme sarebbero state successivamente autoriciclate attraverso altre attività imprenditoriali riconducibili agli indagati, con l’obiettivo di ostacolare l’individuazione della provenienza illecita.
Sulla base degli elementi raccolti, la Procura di Trani ha chiesto e ottenuto dal Tribunale, sezione Gip, una misura cautelare personale nei confronti del principale indagato, ritenuto il regista dell’intero sistema. L’uomo, già gravato da precedenti in materia penal-tributaria, è stato sottoposto a interrogatorio preventivo e successivamente condotto in carcere, in considerazione del concreto rischio di reiterazione dei reati.
Parallelamente è stato disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente delle somme ritenute provento dell’attività illecita. Nel corso dell’esecuzione, i finanzieri hanno sottoposto a vincolo 1 immobile, 5 autovetture, 32 conti correnti e partecipazioni societarie, per un valore complessivo superiore a 1 milione di euro.
Le indagini hanno inoltre consentito di ricostruire i rapporti interni alla società coinvolta. Dalla documentazione acquisita è emersa una subordinazione dell’amministratore formale rispetto a quello di fatto, elemento che ha portato a contestare ai due indagati, in concorso, i reati di indebita compensazione, riciclaggio e autoriciclaggio.
L’operazione si inserisce nel più ampio impegno della Guardia di Finanza nel contrasto ai fenomeni di illegalità economico-finanziaria più gravi, con l’obiettivo di tutelare il corretto funzionamento del sistema economico e garantire condizioni di concorrenza leale tra le imprese.
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