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Taranto

Raffineria Eni, Decaro chiede la revisione dell’Aia: "Subito la riduzione delle emissioni"

Istanza al Ministero per l’abbattimento degli inquinanti più critici sulla base del rapporto sanitario 2024. Nel mirino limiti più stringenti e interventi immediati

La raffineria Eni-Agip

La raffineria Eni-Agip

TARANTO - La Regione Puglia riapre il dossier ambientale sulla raffineria Eni di Taranto e punta a una revisione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata nel 2018.

Il presidente Antonio Decaro ha formalizzato la richiesta di riesame al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, con l’obiettivo di adeguare i limiti emissivi alle indicazioni contenute nel rapporto di valutazione del danno sanitario del 2024.

La notizia è stata anticipata dalla Gazzetta del Mezzogiorno.

La richiesta, trasmessa alla direzione generale competente del Ministero e condivisa con gli enti coinvolti tra cui Arpa Puglia, Aress, Asl e amministrazioni locali, nasce dalle evidenze scientifiche che continuano a segnalare criticità rilevanti per la salute pubblica nell’area di Taranto. Il documento sanitario, recepito dalla Regione con una delibera del 10 marzo dello scorso anno, ha infatti confermato un rischio residuo considerato non accettabile.

Su questa base, il Dipartimento Ambiente regionale aveva già chiesto ai gestori degli impianti industriali di predisporre piani di riduzione delle emissioni. Per la raffineria Eni, la diffida formale era partita il 13 giugno 2024, con l’obbligo di presentare entro 30 giorni un programma di interventi mirato al contenimento degli inquinanti.

La società aveva manifestato disponibilità a intervenire, proponendo la riduzione dei limiti per alcune sostanze tra cui cromo esavalente, arsenico, cobalto e nichel, ma rinviando l’attuazione al prossimo aggiornamento dell’autorizzazione. Una tempistica giudicata troppo dilatata dagli enti tecnici, che già a ottobre avevano sollecitato un riesame anticipato, senza attendere l'attuale scadenza dell'autorizzazione fissata al 2034.

Da qui l’accelerazione impressa dalla Regione. Dopo un confronto tecnico culminato nella riunione del 13 febbraio, è stata definita una proposta operativa basata sulla riduzione proporzionale delle emissioni in relazione al contributo specifico dello stabilimento Eni.

Il punto centrale riguarda l’abbattimento degli inquinanti più critici, con una riduzione indicata fino al 36% sull’insieme dei metalli considerati più impattanti, tra cui arsenico, cromo esavalente, cobalto e nichel. Una misura ritenuta necessaria per garantire un livello più elevato di tutela sanitaria e ambientale, in linea con i principi di precauzione.

L’iniziativa del presidente Decaro apre così una nuova fase nel confronto sul futuro ambientale della città, riportando al centro il tema delle emissioni industriali e della loro incidenza sulla salute dei cittadini.

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