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Taranto
07 Aprile 2026 - 09:43
Autismo
TARANTO - Una testimonianza diretta che riporta al centro dell’attenzione le difficoltà vissute da molte famiglie del territorio. È quella contenuta in una lettera aperta inviata da una madre di un bambino affetto da disturbo dello spettro autistico, che descrive una realtà segnata da criticità segnalate nei percorsi assistenziali e tempi di attesa particolarmente lunghi.
Nel racconto emerge innanzitutto il tema della diagnosi. Secondo quanto riferito, le famiglie si troverebbero ad affrontare attese prolungate tra i primi segnali e la certificazione ufficiale, nonostante le linee guida internazionali indichino l’importanza di intervenire entro i 24 mesi. In alcuni casi, viene evidenziato come inizialmente i sintomi possano essere interpretati con maggiore cautela, con il rischio di ritardare l’avvio dei percorsi di presa in carico.
La lettera richiama poi l’importanza degli interventi riabilitativi precoci, ritenuti fondamentali per lo sviluppo delle capacità cognitive e relazionali. Tuttavia, secondo quanto segnalato, le famiglie evidenziano difficoltà nell’accesso a terapie specifiche, come l’ABA, e nella disponibilità di strutture adeguate sul territorio.
Un altro aspetto riguarda la continuità dei trattamenti. Le prestazioni erogate, limitate a poche ore di logopedia e psicomotricità, vengono descritte come percepite da alcune famiglie come non sufficienti a garantire percorsi terapeutici completi. Da qui la necessità, per molti, di rivolgersi a strutture private, con un impatto economico rilevante.
Nel documento si richiama anche il quadro normativo, evidenziando che la terapia ABA rientra nei Livelli essenziali di assistenza. Su questo punto, viene ricordato come diverse famiglie abbiano intrapreso azioni legali presso il Tribunale di Taranto, ottenendo pronunce favorevoli in merito al diritto alle cure e ai rimborsi delle spese sostenute.
Secondo quanto riportato nella lettera, i tempi di erogazione dei rimborsi vengono segnalati come prolungati, con alcune famiglie che riferiscono di non aver ancora ricevuto quanto disposto, a distanza di tempo dai provvedimenti emessi nel 2025. Una situazione che, sempre secondo la testimonianza, inciderebbe sulla stabilità economica dei nuclei coinvolti.
La riflessione si allarga poi al tema del diritto alla salute, con l’attenzione rivolta non solo ai minori ma all’intero contesto familiare. Le difficoltà segnalate vengono descritte come fattori che possono influire sulla qualità della vita quotidiana, aumentando il carico organizzativo ed economico per i genitori.
In conclusione, la madre affida a una frase il senso della sua esperienza, sottolineando come il problema venga percepito non tanto come un errore sanitario, ma come una difficoltà nel sistema delle risposte. “La vera malasanità in questo campo non è il bisturi che sbaglia, ma l’indifferenza burocratica che nega a un bambino il diritto di comunicare con il mondo”.
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