TARANTO - Un appello diretto all’arcivescovo di Taranto, Ciro Miniero, per tentare di salvare la Cittadella della Carità e garantire un futuro ai lavoratori. Le organizzazioni sindacali FP CGIL, CISL FP, FIALS e UGL Salute hanno diffuso una lettera aperta nella quale descrivono una situazione ormai fuori controllo, chiedendo un intervento immediato.
Nel documento, indirizzato a monsignor Miniero in qualità di riferimento della struttura, i sindacati spiegano di aver deciso di scrivere “quale ultimo tentativo di tirare fuori la Fondazione e i lavoratori dalla situazione drammatica nella quale si trovano”. Una crisi che, secondo quanto riportato, non nasce oggi ma affonda le radici in criticità segnalate da tempo.
Le rappresentanze dei lavoratori ricordano infatti di aver più volte denunciato problemi legati sia alla gestione interna sia alla difficoltà di garantire una condizione minima di stabilità economica. “Certamente, sarà a conoscenza delle tante criticità da sempre segnalate da lavoratrici e lavoratori”, si legge nella lettera, con riferimento alle numerose comunicazioni inviate nel corso degli anni.
Tra gli aspetti più gravi emerge la questione degli stipendi. I sindacati evidenziano come la puntualità nei pagamenti sia ormai venuta meno, riportando la situazione a una fase di forte incertezza. “A tutt’oggi i lavoratori non hanno ancora percepito la retribuzione di febbraio”, denunciano, sottolineando che è già prossima la scadenza relativa al mese di marzo.
Accanto ai ritardi nei pagamenti, viene descritto un contesto lavorativo sempre più pesante. I sindacati parlano di “carichi di lavoro insopportabili” e di una progressiva uscita di personale, interpretata come segnale evidente del disagio diffuso all’interno della struttura. Restano inoltre forti perplessità sulla sostenibilità del piano concordatario, ritenuto non sufficiente a garantire diritti e prospettive future.
Il quadro delineato è quello di un malessere che coinvolge non solo l’aspetto economico ma anche quello umano. Le organizzazioni descrivono infatti uno stato diffuso di “profonda frustrazione e delusione” tra lavoratrici e lavoratori, che continuano a operare con impegno al servizio delle persone più fragili, nel rispetto della mission originaria voluta da mons. Motolese.
Da qui l’appello accorato rivolto all’arcivescovo. “La Cittadella della Carità non può e non deve morire”, scrivono i sindacati, evidenziando come un eventuale collasso rappresenterebbe un duro colpo per l’intero territorio.
Le sigle chiedono quindi un’assunzione di responsabilità immediata e un intervento diretto. “Le chiediamo di riprendere in mano le redini della struttura”, si legge nella lettera, con l’obiettivo di attivare senza ritardi tutte le iniziative necessarie a garantire la continuità della Fondazione e la tutela dei lavoratori.
Infine, la richiesta di un incontro urgente per affrontare la crisi e individuare soluzioni concrete. I sindacati affidano anche a questo momento un valore simbolico, legato al periodo pasquale. “Nella speranza che il tempo di Pasqua sia prodromico alla rinascita e alla nuova vita di Cittadella”, concludono, richiamando l’urgenza di dare risposte alle famiglie che dipendono dalla struttura.