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Taranto

Ex Ilva, partita decisiva: Urso accelera sulla cessione mentre cresce l’ipotesi Jindal

Vertice a Roma con il commissario europeo Sejourné e confronto con le imprese. Sul dossier Acciaierie d’Italia si punta a chiudere entro aprile tra due offerte molto diverse

Acciaio

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TARANTO - Il confronto sull’industria europea e sul futuro della competitività passa da Roma, dove mercoledì 8 aprile il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, incontrerà il vicepresidente esecutivo della Commissione europea e commissario per l’Industria, Stèphane Sejourné. L’incontro, reso noto dal Mimit, sarà dedicato a un faccia a faccia sui principali dossier industriali europei, con particolare attenzione alle strategie per rafforzare il sistema produttivo.

Al termine del bilaterale, Urso e Sejourné parteciperanno a una tavola rotonda con le associazioni imprenditoriali italiane, centrata sul tema “Industria e competitività: la sfida europea dell’Industrial Accelerator Act”, momento di confronto tra istituzioni e mondo produttivo.

Sempre in questi giorni, sul fronte tarantino, si gioca una partita altrettanto cruciale. La cessione di Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, si avvia verso una fase decisiva. Nel question time alla Camera dell’1 aprile, lo stesso Urso ha chiarito che si sta lavorando “in maniera assidua” per chiudere i negoziati entro la fine del mese.

Al momento restano in campo due soggetti con proposte profondamente diverse. Da una parte il fondo americano Flacks Group, dall’altra la società siderurgica indiana Jindal International. Due visioni opposte sul rilancio del polo siderurgico.

La proposta di Flacks prevede una produzione a regime di 6 milioni di tonnellate di acciaio, accompagnata da investimenti pari a 5 miliardi e dalla prospettiva di 8.500 occupati, a fronte degli attuali livelli che sfiorano le 10mila unità. Tuttavia, l’elemento oggi ritenuto decisivo riguarda le garanzie finanziarie offerte dai candidati, vero nodo nella valutazione finale.

Diverso l’approccio di Jindal. Il gruppo indiano punta su un investimento di 1,5 miliardi, con un’occupazione stimata in 4.500 addetti. Il piano industriale prevede una produzione iniziale fino al 2030 di 4 milioni di tonnellate annue, utilizzando 2 degli attuali 3 altiforni, in attesa della realizzazione dei forni elettrici. Successivamente, la produzione verrebbe ridotta a 2 milioni di tonnellate, con l’impiego di un solo forno elettrico e lo spegnimento degli altri impianti tradizionali.

Elemento centrale del progetto Jindal è anche l’arrivo a Taranto di 4 milioni di tonnellate di bramme d’acciaio, provenienti dall’Oman, dove il gruppo prevede di attivare una nuova acciaieria dotata di 2 forni elettrici e impianti di preridotto.

Negli ultimi giorni, durante una call tra il ministro Urso e le istituzioni di Taranto, Genova, Puglia e Liguria, è emersa una sensazione sempre più concreta: l’orientamento potrebbe favorire Jindal. Nessuna decisione ufficiale è stata ancora assunta, ma il ministro ha evidenziato come i progressi di Flacks risultino ancora insufficienti per chiarire la reale capacità di sostenere un’operazione così complessa.

I dubbi riguardano soprattutto le garanzie economiche. Secondo fonti vicine al dossier, manca una certificazione bancaria che attesti la disponibilità delle risorse necessarie. Nonostante il gruppo americano dichiari un patrimonio immobiliare di 2,2 miliardi di dollari, finora non sarebbero stati presentati elementi concreti utili a una valutazione completa.

Nella comunicazione inviata ai commissari, Flacks ha sottolineato come l’assenza di indicazioni chiare sull’accordo di compravendita limiti la possibilità di ottenere impegni vincolanti dagli istituti finanziari, ribadendo che in operazioni di questo tipo non è prassi fornire garanzie anticipate su piani quinquennali, soprattutto in presenza di un asset industriale in difficoltà.

Sul fronte opposto, il confronto con Jindal appare più avanzato. Fonti vicine alla trattativa riferiscono di tavoli paralleli già attivi sui diversi aspetti del dossier, con il gruppo indiano che sta mostrando determinazione nel portare avanti il negoziato. Resta però ancora incerto l’esito finale, in una fase in cui ogni valutazione resta aperta e subordinata agli sviluppi delle prossime settimane.

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