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Taranto

Maxi prestito Boc, Banca Intesa ricorre in Cassazione

Ricorso da 80 pagine contro la sentenza d’Appello. Il Comune ha 40 giorni per difendersi

Il Palazzo di Città di Taranto

Il Palazzo di Città di Taranto

TARANTO - La vicenda del maxi prestito Boc approda in Cassazione. Banca Intesa ha formalizzato il ricorso contro la sentenza della Corte d’Appello di Lecce, depositando un atto di oltre 80 pagine proprio nell’ultimo giorno utile, dopo aver annunciato l’iniziativa già all’indomani della decisione favorevole al Comune.

Nel ricorso, secondo le prime informazioni anticipate dalla Gazzetta del Mezzogiorno, l’istituto di credito contesta in particolare uno dei punti centrali della pronuncia leccese, ovvero la valutazione di immoralità del contratto stipulato nel 2004. Ora l’Amministrazione comunale dispone di 40 giorni per presentare le proprie difese e potrà anche proporre un ricorso incidentale per rafforzare le conclusioni già riconosciute in Appello.

I tempi della giustizia si preannunciano lunghi. Entro circa 1 anno la Cassazione dovrà pronunciarsi sull’ammissibilità del ricorso, mentre per una decisione nel merito potrebbero essere necessari tra 2 e 3 anni, con il rischio di arrivare fino a 4 o 5 anni in caso di nuovo rinvio in Appello.

Sul piano contabile, la nuova iniziativa legale non modifica la situazione del Comune. Dopo il consuntivo 2025, Palazzo di Città potrebbe rendere disponibili almeno 10 dei 48 milioni di euro accantonati negli anni per un’eventuale soccombenza che, finora, non si è verificata.

La sentenza di secondo grado aveva segnato un passaggio decisivo. I giudici avevano ritenuto che il prestito da 250 milioni di euro fosse incompatibile con le condizioni finanziarie del Comune, già gravemente compromesse all’epoca, e avevano dichiarato immorale il contratto sottoscritto tra Banca Opi, poi confluita in Banca Intesa, e l’ente locale.

Secondo la Corte, esisteva una evidente sproporzione tra i debiti da risanare e l’entità del finanziamento concesso in tempi rapidi, senza una verifica approfondita della reale situazione economica dell’ente. Una valutazione che ha portato a escludere l’obbligo di restituzione dell’intera somma, ritenendo che il Comune non disponesse dei requisiti necessari per sostenere un impegno di tale portata.

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