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Taranto
07 Marzo 2026 - 14:55
Beni confiscati, presidio di Libera davanti a un locale ancora inutilizzato - foto di Luca Contrario
TARANTO – Un luogo simbolo della lotta alla criminalità organizzata, ma ancora senza una funzione pubblica. È davanti a un immobile confiscato alla mafia e rimasto inutilizzato che il coordinamento di Libera Taranto ha organizzato una conferenza stampa per richiamare l’attenzione sul destino dei beni sottratti alle organizzazioni criminali e mai restituiti pienamente alla collettività.
L’iniziativa si è svolta all’angolo tra via Liguria e via Lucania, davanti a un locale che, nonostante il sequestro e la successiva confisca, risulta ancora chiuso e privo di una destinazione sociale. Il presidio è stato promosso in occasione del 30° anniversario della legge 7 marzo 1996 n. 109, la norma che ha introdotto in Italia il principio del riutilizzo pubblico e sociale dei patrimoni sottratti alle mafie.
L’obiettivo dell’incontro è stato quello di riportare l’attenzione su una questione che, secondo l’associazione, riguarda numerosi immobili confiscati alla criminalità organizzata ma rimasti per anni inutilizzati.
A spiegare il significato della mobilitazione è stato Remo Pezzuto, referente provinciale di Libera, che ha sottolineato il valore simbolico della scelta del luogo. «Oggi siamo qui, nel trentesimo anniversario della legge sui beni confiscati, davanti a un punto che rappresenta la lotta alla criminalità organizzata a Taranto. Questo immobile, però, non ha ancora una destinazione ed è rimasto abbandonato. Vogliamo mostrare ai cittadini quale potrebbe essere il valore del riutilizzo sociale, restituendo questi spazi alla comunità».
Durante la conferenza stampa è stata anche rilanciata la nuova iniziativa nazionale promossa dall’associazione. Libera ha infatti presentato la campagna “Fame di verità e giustizia – Diamo linfa ai beni”, con cui chiede al Governo di destinare una quota delle risorse recuperate alla criminalità organizzata proprio al recupero degli immobili confiscati.
La proposta avanzata dall’associazione punta in particolare a riservare il 2% del Fondo unico di giustizia alle progettualità legate al riutilizzo sociale dei beni. In questo fondo confluiscono infatti i capitali sottratti alle organizzazioni criminali, risorse che secondo Libera potrebbero essere impiegate per trasformare luoghi simbolo dell’illegalità in spazi di partecipazione e servizi per la collettività.
Secondo i promotori dell’iniziativa, restituire vita e funzione pubblica a questi immobili rappresenta non solo un atto concreto di legalità, ma anche un passaggio fondamentale per rafforzare la presenza dello Stato e della società civile nei territori segnati dalla criminalità organizzata.
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