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Taranto
06 Marzo 2026 - 15:05
Molo polisettoriale del Porto di Taranto
TARANTO – Il tema del rigassificatore nel porto di Taranto è al centro del confronto pubblico, con l’intervento di Casartigiani Taranto che ha commentato l’incontro promosso dalle commissioni consiliari Ambiente e Attività Produttive, guidate rispettivamente da Giandomenico Vitale e Nicola Catania, insieme ai consiglieri comunali.
L’associazione che rappresenta imprese artigiane, operatori della logistica e dell’autotrasporto attivi nel sistema economico e portuale locale ha espresso apprezzamento per il momento di confronto istituzionale, sottolineando però la necessità di affrontare la questione con un approccio equilibrato e basato su valutazioni tecniche.
Secondo Casartigiani Taranto, infatti, non appare opportuno collocare un impianto di rigassificazione all’interno del porto commerciale, pur riconoscendo che la questione energetica legata alla riconversione industriale del territorio richiede soluzioni concrete.
Il coordinatore regionale di Casartigiani Puglia Stefano Castronuovo ha evidenziato come il dibattito non debba essere condotto su basi ideologiche ma con una visione complessiva dello sviluppo del territorio. “Il territorio ha bisogno di scelte ponderate che sappiano tenere insieme sviluppo economico, transizione energetica e tutela del ruolo strategico del porto”, ha dichiarato.
Secondo l’associazione, è comprensibile la necessità di individuare nuove fonti energetiche per sostenere il processo di riconversione dell’industria siderurgica tarantina. Il passaggio verso tecnologie produttive meno impattanti, come i forni elettrici ad arco e i sistemi di riduzione diretta del minerale di ferro, comporterà infatti un fabbisogno energetico molto elevato.
Le analisi del centro studi di Casartigiani indicano che i moderni impianti siderurgici basati su forni elettrici richiedono mediamente tra 350 e 500 kilowattora di energia elettrica per ogni tonnellata di acciaio prodotta, a cui si aggiunge l’utilizzo di gas naturale per diverse fasi del processo produttivo.
Il fabbisogno aumenta ulteriormente quando alla produzione si affiancano sistemi di riduzione diretta del minerale di ferro alimentati a gas naturale. In questo caso, ha spiegato Castronuovo, il consumo può arrivare a circa 300 metri cubi di gas per ogni tonnellata di ferro ridotto.
In uno stabilimento delle dimensioni dell’ex Ilva, storicamente tra i più grandi poli siderurgici europei, una riconversione basata su tecnologia DRI EAF richiederebbe quindi quantità molto consistenti di gas naturale per alimentare impianti, forni e sistemi di preriscaldo.
È proprio per questo motivo che, nel dibattito nazionale sulla trasformazione dello stabilimento di Taranto, si è fatta strada la necessità di rafforzare le infrastrutture di approvvigionamento del gas. In questa prospettiva il tema del rigassificatore non nasce solo da esigenze di politica energetica nazionale ma è strettamente collegato alla prospettiva di una siderurgia progressivamente decarbonizzata.
Casartigiani Taranto evidenzia però che la collocazione dell’impianto nel porto commerciale pone una serie di interrogativi sul piano logistico e operativo. Lo scalo ionico rappresenta infatti un’infrastruttura strategica per lo sviluppo economico del territorio, soprattutto per le attività legate alla logistica, all’autotrasporto e ai servizi portuali.
Particolare attenzione viene posta al Molo Polisettoriale, progettato per accogliere grandi navi portacontainer e traffici internazionali di transhipment. Il funzionamento di questa infrastruttura richiede condizioni operative caratterizzate da continuità di accesso al porto, libertà di manovra nel canale di ingresso e rotazione frequente delle navi.
Le operazioni di attracco delle metaniere necessarie per un terminal di rigassificazione comportano invece, secondo l’associazione, l’istituzione di zone di sicurezza marittima e limitazioni temporanee alla navigazione, oltre a procedure operative più complesse.
In diversi porti europei, osserva Casartigiani, la presenza di terminal per il gas naturale liquefatto ha comportato restrizioni durante le manovre delle navi metaniere, con possibili ripercussioni sulla fluidità dei traffici commerciali.
Nel caso di Taranto, queste dinamiche potrebbero interferire con le attività del porto commerciale, con le manovre delle grandi portacontainer e con il funzionamento del Molo Polisettoriale.
Per questo motivo l’associazione invita a valutare soluzioni alternative che consentano di rafforzare le infrastrutture energetiche senza compromettere lo sviluppo logistico dello scalo.
Tra le ipotesi indicate vi sono soluzioni offshore o piattaforme galleggianti collocate al largo, in grado di ridurre le interferenze con il traffico marittimo e con le operazioni portuali. “Una scelta di questo tipo permetterebbe di conciliare la necessità di rafforzare le infrastrutture energetiche con la salvaguardia della funzione commerciale del porto”, ha spiegato Castronuovo.
Secondo Casartigiani Taranto il futuro del territorio deve essere costruito attraverso una strategia integrata che tenga insieme la transizione industriale della siderurgia, lo sviluppo del sistema portuale e la sostenibilità territoriale.
Il porto, sottolinea l’associazione, rappresenta una leva fondamentale per la crescita economica locale e per il lavoro delle imprese, degli operatori logistici e degli autotrasportatori.
Allo stesso tempo, la riconversione industriale dello stabilimento siderurgico dovrà essere accompagnata da soluzioni energetiche adeguate e compatibili con le caratteristiche del territorio.
“Solo attraverso un approccio equilibrato e una visione complessiva sarà possibile coniugare la decarbonizzazione della siderurgia con il rilancio del porto e con lo sviluppo economico dell’area ionica”, ha concluso il coordinatore regionale.
Casartigiani Taranto ha infine confermato la disponibilità a partecipare a tavoli tecnici e istituzionali, con l’obiettivo di contribuire alla definizione di una strategia condivisa per lo sviluppo del territorio.
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