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Taranto

Ex Ilva, il grido risuona nell'Aula: "Non si può più scegliere tra lavoro e vita"

La deputata tarantina del Partito democratico Francesca Viggiano interviene alla Camera durante l’interpellanza urgente sul futuro dello stabilimento. Al centro sicurezza sul lavoro, salute pubblica, cassa integrazione e mancanza di una strategia industriale

Francesca Viggiano

Francesca Viggiano

TARANTO - Il caso dell’ex Ilva è sempre più al centro del dibattito parlamentare, con un intervento che ha riportato nell’Aula della Camera la voce di Taranto e delle altre città legate al destino della siderurgia italiana. Durante la discussione di un’interpellanza urgente sul futuro dello stabilimento, la deputata tarantina del Partito democratico Francesca Viggiano ha denunciato la condizione di incertezza che da anni accompagna il più grande polo siderurgico del Paese.

Nel suo intervento, la parlamentare ha voluto ricordare come la vicenda industriale non riguardi soltanto Taranto, ma anche Genova e Novi Ligure, territori accomunati da una lunga storia produttiva oggi segnata da interrogativi sul futuro.

Fin dalle prime parole, Viggiano ha scelto di parlare non solo come rappresentante istituzionale, ma come cittadina del territorio. “Parlo come parlamentare, ma soprattutto come cittadina di Taranto e come madre”, ha affermato, descrivendo una realtà che da decenni vive un conflitto profondo tra esigenze economiche e tutela della salute.

La deputata ha definito questo equilibrio impossibile un “conflitto innaturale tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute”, un dilemma che pesa quotidianamente sulle famiglie dei lavoratori. In particolare ha ricordato la condizione di migliaia di operai che varcano i cancelli della fabbrica con l’incertezza su ciò che respirano e con il timore di non fare ritorno a casa.

Nel suo intervento in Aula, Viggiano ha richiamato anche il bilancio delle vittime sul lavoro, ricordando che negli ultimi 12 anni si sono registrati 11 morti, l’ultimo dei quali il 2 marzo scorso.

Accanto al tema della sicurezza, la parlamentare ha citato anche gli studi epidemiologici che riguardano il territorio ionico. In particolare ha richiamato i risultati dello studio Sentieri, che evidenziano un aumento di patologie infantili collegato all’inquinamento ambientale.

Secondo Viggiano, questi dati mostrano come il futuro delle nuove generazioni rischi di restare sospeso. “Quando i dati parlano di malattie infantili legate all’inquinamento significa che il futuro dei nostri bambini diventa una promessa fragile”, ha osservato durante l’intervento.

La deputata ha quindi puntato l’attenzione sulla mancanza di una strategia chiara da parte dell’esecutivo nella gestione della crisi industriale. Tra i punti più critici citati nel suo intervento vi sono le dichiarazioni del Ministro della Giustizia, che avrebbe affermato di non essere a conoscenza del provvedimento del Tribunale di Milano che dispone la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento a partire dal 24 agosto 2026.

Per Viggiano si tratta di un elemento che evidenzia una carenza di coordinamento nelle scelte del Governo. “Se un membro del Consiglio dei Ministri non ha contezza di un atto che potrebbe fermare il più grande stabilimento siderurgico d’Europa significa che il Governo non ha una strategia”, ha dichiarato.

Nel corso dell’interpellanza è stata affrontata anche la questione dell’eventuale cessione dello stabilimento al fondo statunitense Flacks Group. Su questo scenario la deputata ha espresso prudenza, sottolineando come al momento manchino elementi fondamentali per valutare l’operazione.

Secondo quanto evidenziato in Aula, non sarebbero stati presentati un piano industriale dettagliato, impegni vincolanti sulla decarbonizzazione e garanzie occupazionali per gli 8.500 lavoratori del gruppo.

Nel documento presentato durante la discussione parlamentare sono state inoltre sollevate alcune questioni ritenute urgenti. Tra queste figurano le emissioni anomale registrate tra il 20 e il 22 febbraio 2026, che hanno generato preoccupazione tra i cittadini per le cosiddette nubi rosse che hanno interessato alcuni quartieri della città.

Altro tema centrale riguarda la situazione occupazionale. La deputata ha richiamato l’attenzione sui 4.450 lavoratori attualmente in cassa integrazione, di cui 3.800 a Taranto, descrivendo la loro condizione come una sospensione prolungata della vita lavorativa che dura ormai da 12 mesi.

Tra le questioni affrontate vi è anche la situazione delle imprese dell’indotto, molte delle quali attendono ancora il pagamento dei crediti maturati nei confronti dell’azienda.

Nella parte finale dell’intervento, Viggiano ha ribadito che il tema della sicurezza deve restare centrale nel dibattito sul futuro della siderurgia italiana. “Nessuna strategia industriale potrà mai giustificare un’altra morte”, ha affermato, invitando le istituzioni a garantire che l’intervento dello Stato non si traduca in un sistema che scarica i costi sulle comunità locali.

Secondo la parlamentare, il punto decisivo è rendere finalmente compatibile la produzione industriale con la salute pubblica. “Se lo Stato deve intervenire deve farlo per proteggere i cittadini e non per socializzare i costi e privatizzare i profitti”, ha dichiarato.

Nel suo intervento ha poi criticato la risposta del Governo alla discussione parlamentare, sostenendo che non sarebbero state fornite indicazioni concrete su alcuni aspetti cruciali della vicenda industriale.

In particolare, ha evidenziato l’assenza di chiarimenti sugli ultimi eventi emissivi registrati nello stabilimento, sul cronoprogramma degli interventi e sulle prospettive di tutela occupazionale.

La conclusione del discorso è stata affidata a un richiamo alla responsabilità delle istituzioni nei confronti del territorio. “La dignità del territorio passa per il coraggio della verità”, ha affermato.

Secondo la deputata, Taranto non può più essere considerata una città sacrificabile. Per Viggiano, la questione dell’ex Ilva deve diventare una priorità nazionale, capace di coniugare sviluppo industriale, tutela della salute e diritti dei lavoratori.

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