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Taranto

Cessione dell'ex Ilva, il conto alla rovescia è scattato. Il day after del vertice a Palazzo Chigi

Il ministro delle Imprese chiede ai commissari di finalizzare la trattativa con Flacks e di evitare lo stop dell’area a caldo. Dal vertice a Roma emergono le tensioni sulla cessione e le preoccupazioni dei sindacati per sicurezza e lavoro

Sindacati davanti a Palazzo Chigi per il vertice sull'ex Ilva

Sindacati davanti a Palazzo Chigi per il vertice sull'ex Ilva

TARANTO - “Ho chiesto ai commissari straordinari di finalizzare entro 3 settimane il negoziato in corso con il gruppo Flacks”. È il passaggio centrale dell’intervento del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso durante il vertice convocato a Palazzo Chigi sul futuro dell’ex Ilva, un incontro che ha riunito governo, commissari e parti sociali per fare il punto sulla complessa trattativa per la cessione di Acciaierie d’Italia.

Il ministro ha spiegato che la richiesta rivolta ai commissari ha un obiettivo preciso: concludere rapidamente il confronto con il fondo statunitense Flacks Group, alle condizioni già illustrate dal governo sul piano finanziario e industriale.

“Il negoziato deve essere finalizzato alle condizioni già indicate in questa sede, cioè la sostenibilità finanziaria del piano e il coinvolgimento di partner industriali attivi nel settore siderurgico”, ha affermato Urso.

Il governo punta a chiudere l’operazione nel più breve tempo possibile anche per sbloccare i finanziamenti necessari a mantenere in funzione il gruppo siderurgico. “È necessario sbloccare al più presto le risorse indispensabili alla continuità produttiva dell’ex Ilva, che possono essere erogate – come richiesto dalla Commissione europea – solo in presenza di un acquirente”, ha sottolineato il ministro.

Il dossier ex Ilva si presenta tuttavia sempre più complesso. Oltre alle difficoltà della trattativa industriale, sul futuro dello stabilimento pesa anche la decisione del Tribunale di Milano, che ha disposto la chiusura dell’area a caldo di Taranto a partire dal prossimo mese di agosto.

Urso ha chiesto ai commissari di agire rapidamente anche su questo fronte. “Ho invitato i commissari a fare tutto il possibile per evitare la chiusura dell’area a caldo, impugnando la decisione nei tempi già annunciati e lavorando alla presentazione di un’AIA sostenibile”, ha spiegato.

Parallelamente il governo chiede di procedere con gli interventi tecnici sugli impianti per garantire la continuità produttiva. Il ministro ha indicato alcune tappe precise del programma industriale. “È necessario completare la manutenzione dell’altoforno AFO 4 entro il mese di aprile e proseguire con il cronoprogramma di ripristino degli impianti, tornando a una capacità produttiva di almeno 4 milioni di tonnellate di acciaio all’anno”, ha detto.

La sfida, ha ammesso lo stesso Urso, è diventata ancora più difficile negli ultimi giorni. “La situazione era già molto complessa e ora si è ulteriormente complicata anche per effetto della sentenza del Tribunale di Milano. Serve coesione e la massima responsabilità da parte di tutti”, ha aggiunto il ministro.

Il vertice a Palazzo Chigi, durato circa 3 ore, ha affrontato tutti i nodi della vertenza, a partire dalla trattativa per la cessione degli asset industriali. L’obiettivo del governo resta quello di chiudere la vendita entro la fine del mese di marzo.

Secondo quanto emerso durante l’incontro, il candidato più accreditato resta il fondo statunitense Flacks Group, guidato dall’imprenditore Michael Flacks, anche se in passato erano state prese in considerazione altre ipotesi, tra cui il gruppo indiano Jindal Steel o una possibile cordata di investitori.

Nel corso del confronto i commissari hanno annunciato l’invio di una lettera ultimativa al fondo statunitense, con la richiesta di chiarire alcuni aspetti ritenuti fondamentali per la sostenibilità dell’operazione.

A spiegare la posizione dell’amministrazione straordinaria è stato Giovanni Fiori, commissario di Acciaierie d’Italia. “Non porteremo mai a Palazzo Chigi un piano che non garantisca pienamente gli investimenti e la tutela dell’occupazione”, ha assicurato Fiori.

Il commissario ha aggiunto che la proposta presentata da Flacks è ancora oggetto di verifiche approfondite. “Stiamo analizzando con grande attenzione il piano industriale, che su alcuni punti non è ancora completamente soddisfacente”, ha spiegato alle organizzazioni sindacali.

Nonostante queste riserve, il fondo con sede a Miami rimane al momento l’unico soggetto che ha presentato una proposta senza richiedere particolari sostegni finanziari diretti da parte dello Stato. Secondo quanto illustrato al tavolo, il piano prevede un investimento iniziale di 250 milioni di euro di capitale proprio.

Il vertice si è aperto con un momento di cordoglio. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha espresso a nome del governo vicinanza alla famiglia di Loris Costantino, l’operaio di 36 anni morto il 2 marzo in seguito a un incidente avvenuto nello stabilimento.

Proprio alla luce dei recenti incidenti, i commissari hanno annunciato la convocazione di una riunione sulla sicurezza fissata per il 13 marzo a Taranto, alla quale parteciperanno sindacati e amministrazione straordinaria.

Sul tavolo del confronto è finita anche la questione occupazionale. Attualmente la cassa integrazione straordinaria riguarda 4.450 lavoratori di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Nelle scorse settimane i commissari hanno chiesto di prorogare lo strumento oltre la scadenza del 28 febbraio, ma la procedura è stata temporaneamente sospesa per valutare gli effetti della decisione del Tribunale di Milano.

Durante il vertice le organizzazioni sindacali hanno espresso posizioni molto critiche sulla gestione della trattativa e sulle prospettive industriali del gruppo.

Il segretario generale della Fim Cisl Ferdinando Uliano ha ribadito che il governo continua a puntare sulla soluzione Flacks, ma il sindacato ritiene necessario preparare anche un’alternativa. “C’è una forte determinazione dell’esecutivo a procedere con questa trattativa, ma per noi è indispensabile lavorare anche a un piano B”, ha dichiarato.

Secondo la Fim Cisl, una possibile alternativa potrebbe prevedere un ruolo più forte dello Stato nell’assetto proprietario, con il coinvolgimento successivo di soggetti industriali italiani interessati al rilancio della siderurgia nazionale.

Uliano ha inoltre espresso dubbi sui tempi indicati dal governo per chiudere la trattativa. “È difficile immaginare che in 3 settimane possano essere chiariti tutti gli aspetti di una vendita così complessa”, ha osservato.

Per il sindacato la priorità resta la sicurezza degli impianti e dei lavoratori. La Fim Cisl ha chiesto un piano straordinario di interventi sulla manutenzione e sulla sicurezza, con il coinvolgimento diretto del Ministero del Lavoro e dei tecnici ispettivi all’interno dello stabilimento.

Ancora più netta la posizione di Usb Lavoro Privato – Industria Nazionale, che descrive la situazione dell’azienda come estremamente fragile sotto il profilo industriale, finanziario e soprattutto della sicurezza.

Il sindacato ha ricordato come gli incidenti avvenuti negli impianti e la recente morte di un lavoratore dimostrino la necessità di interventi strutturali immediati sulle infrastrutture produttive, chiedendo la creazione di un fondo straordinario per la manutenzione e la messa in sicurezza degli impianti.

Usb esprime inoltre forti perplessità sulla possibilità che una nuova cessione a un soggetto privato possa risolvere la crisi. Secondo l’organizzazione sindacale la siderurgia italiana dovrebbe essere considerata un asset strategico nazionale e quindi gestita con un forte intervento pubblico.

Tra i temi sollevati durante il confronto figurano anche le condizioni contrattuali dei lavoratori delle aziende in appalto, con la richiesta di estendere l’applicazione del contratto dei metalmeccanici a tutte le attività industriali svolte nel sito.

Il confronto sul futuro dell’ex Ilva è destinato a proseguire nelle prossime settimane. Il governo ha annunciato l’intenzione di riconvocare il tavolo di Palazzo Chigi entro 1 mese, mentre il prossimo appuntamento immediato sarà quello dedicato alla sicurezza dello stabilimento, previsto a Taranto il 13 marzo.

Intanto il conto alla rovescia sulla trattativa continua. Le 3 settimane indicate dal ministro Urso rappresentano ora il nuovo limite temporale entro cui il negoziato con Flacks dovrà arrivare a una svolta decisiva per il futuro della più grande acciaieria d’Europa.

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