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Taranto

Il futuro dell'Ilva si decide entro tre settimane. Domani vertice a Palazzo Chigi

Il ministro Urso alla Camera conferma di aver dato mandato ai Commissari straordinari di concludere le trattative per la cessione aziendale entro 21 giorni. "In queste condizioni è impossibile erogare il prestito previsto dal decreto legge"

urso

Il ministro Urso con i tecnici del siderurgico al riavvio dell'Afo1 - archivio

TARANTO - Il futuro dell’ex Ilva torna al centro del confronto politico nazionale. Nel corso del Question Time alla Camera dei Deputati, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha fatto il punto sulla situazione dello stabilimento siderurgico di Taranto, annunciando che domani mattina a Palazzo Chigi si riunirà il Tavolo Ilva con i ministri competenti.

L’incontro sarà coordinato dal sottosegretario Alfredo Mantovano e servirà a fare il punto sul piano predisposto dai commissari straordinari per il rilancio dell’azienda. Nel corso della riunione verrà illustrato il programma di ripristino produttivo e di messa in sicurezza degli impianti, su cui il Governo ha già destinato oltre 1 miliardo di euro di fondi pubblici negli ultimi 2 anni.

Nel suo intervento in aula, Urso ha voluto innanzitutto esprimere un messaggio di vicinanza alla comunità tarantina dopo la recente tragedia avvenuta nello stabilimento. “Sento il dovere di esprimere a nome del Governo il cordoglio alla famiglia e ai lavoratori di Taranto per la morte di Loris Costantino”, ha dichiarato il ministro. “Sulle cause occorre fare ogni accertamento e nel contempo profondere il massimo sforzo perché non accada mai più”.

Uno dei temi centrali della riunione di Palazzo Chigi sarà l’impatto della sentenza del Tribunale di Milano, che secondo il ministro introduce nuovi elementi di forte complessità nella gestione del sito.

I commissari dovranno infatti relazionare sugli effetti della decisione giudiziaria sia sulla continuità produttiva sia sui livelli occupazionali dell’azienda, già messi a dura prova negli ultimi mesi. Tra le criticità evidenziate dal ministro c’è anche il sequestro probatorio dell’altoforno Afo 1, fermo da oltre 10 mesi.

Secondo quanto riferito da Urso, lo stop dell’impianto avrebbe comportato un danno economico stimato in circa 2,5 miliardi di euro per l’azienda.

Il ministro ha inoltre richiamato le dichiarazioni del titolare del fondo Flacks, che ha posto nuove condizioni rispetto al possibile coinvolgimento nel progetto industriale. “Eventuali ulteriori iniziative e impegni rimangono subordinati ad un’approfondita valutazione delle implicazioni derivanti dal decreto emesso dal Tribunale di Milano”, ha ricordato Urso citando quanto riportato dalla stampa.

Secondo il ministro la decisione del tribunale rappresenta uno spartiacque nella gestione della vertenza. “La sentenza cambia tutto”, ha affermato con chiarezza durante il suo intervento.

Le conseguenze riguardano non solo la possibilità di adeguare l’Autorizzazione integrata ambientale alle nuove condizioni imposte dalla magistratura, ma anche la sostenibilità economica dell’operazione.

Urso ha spiegato che il nuovo quadro normativo e giudiziario rende impossibile erogare il prestito previsto dal decreto legge approvato dal Parlamento, a causa dei vincoli imposti dall’Unione Europea in materia di aiuti di Stato.

La Commissione europea ha infatti stabilito che il finanziamento possa essere concesso solo nel caso in cui esista un acquirente disposto a garantire la restituzione del prestito.

Nel frattempo proseguono le trattative per la cessione dell’azienda, anche se il contesto è diventato più complesso proprio a causa della decisione del Tribunale di Milano.

Il Governo ha dato mandato ai commissari straordinari di concludere, se possibile, le trattative entro 3 settimane, fissando alcune condizioni ritenute fondamentali.

Tra queste vi sono la sostenibilità del piano industriale, la disponibilità immediata delle aree non più utilizzate per la produzione siderurgica e la possibilità di sviluppare una partnership con soggetti industriali del settore.

Nel suo intervento Urso ha inoltre ricordato la difficile situazione ereditata dalle precedenti gestioni. “Il danno arrecato agli impianti dalla precedente gestione Mittal ammonta a 7 miliardi di euro”, ha spiegato, citando la richiesta di risarcimento presentata dai commissari al Tribunale di Milano.

Per il ministro la sfida che attende il Governo e le istituzioni è particolarmente complessa e richiede uno sforzo condiviso da parte di tutti gli attori coinvolti.

“Ci vuole la massima responsabilità da parte di tutti per trovare una soluzione positiva e sostenibile nel tempo”, ha dichiarato Urso, indicando come obiettivo finale la piena decarbonizzazione del sito siderurgico di Taranto.

Il confronto istituzionale che si aprirà nelle prossime ore a Palazzo Chigi rappresenta dunque un passaggio decisivo per il futuro dello stabilimento e per le prospettive industriali e occupazionali della città.

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