TARANTO - Una denuncia penale contro i gestori dello stabilimento siderurgico ex Ilva e contro diversi soggetti istituzionali è stata depositata questa mattina presso il Commissariato Borgo della Polizia di Stato. A presentarla sono stati Luciano Manna per VeraLeaks, Carla Luccarelli per Giorgioforever e Lucia Minerba per Giustizia per Taranto, che chiedono alla magistratura di fare piena luce sulle responsabilità legate alla gestione della fabbrica.
Nel documento gli attivisti chiedono di verificare le eventuali responsabilità dei commissari di governo, del ministro Adolfo Urso e dei dirigenti dello stabilimento, tra cui direttori e capi area.
L’iniziativa si è sviluppata attraverso una serie di tappe istituzionali. Gli attivisti hanno prima raggiunto Palazzo di Città, dove hanno incontrato il sindaco di Taranto Piero Bitetti per illustrargli i contenuti della denuncia. Successivamente si sono recati davanti alla Prefettura, accompagnati da alcuni consiglieri comunali, chiedendo di essere ricevuti dal prefetto. La giornata si è conclusa con il deposito formale dell’esposto presso gli uffici del Commissariato Borgo, che lo trasmetterà alla Procura della Repubblica di Taranto.
Al centro della denuncia vi sono diversi elementi che, secondo i promotori, meritano approfondimenti investigativi.
Il primo riguarda l’incidente avvenuto nell’area dell’agglomerato dello stabilimento che ha provocato la morte dell’operaio Loris Costantino. Nel fascicolo sono state inserite fotografie e video degli impianti diffusi da VeraLeaks, materiali già allegati a precedenti denunce negli anni passati. Gli attivisti chiedono alla magistratura di verificare perché, nonostante le segnalazioni precedenti, non siano stati evitati nuovi incidenti. “Abbiamo chiesto alla Procura perché, nonostante le precedenti denunce, nessuno abbia impedito la morte di Loris a poco più di un mese dal decesso di Claudio Salamida”, si legge nella nota.
Un secondo capitolo della denuncia riguarda gli episodi emissivi registrati nel mese di febbraio. Gli attivisti hanno consegnato alla Procura documentazione che riguarda le emissioni provenienti dagli altoforni 2 e 4, comprese comunicazioni interne dei sindacati che avrebbero segnalato tali fenomeni all’azienda. Secondo quanto riferito dagli autori dell’esposto, “queste emissioni nocive incidono in maniera grave sulle matrici ambientali come aria, suolo e acqua”.
Nella denuncia è stata inoltre allegata la sentenza del Tribunale di Milano che, secondo gli attivisti, richiama alcuni dei principali contenziosi giudiziari legati alla vicenda industriale di Taranto. Il documento, composto da 54 pagine, cita tra gli altri la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del gennaio 2019, che ha condannato lo Stato italiano per violazione del diritto alla vita, il processo Ambiente Svenduto e la procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea nel 2013.
Secondo gli autori dell’esposto, questi elementi dimostrerebbero che le battaglie portate avanti dai cittadini di Taranto negli ultimi anni erano fondate. “Il frutto di due decenni di lotte dei tarantini a tutti i livelli istituzionali”, sostengono.
Un ulteriore punto della denuncia riguarda il tema della diossina, inquinante che secondo gli attivisti sarebbe richiamato più volte nella recente decisione del Tribunale di Milano. Nella documentazione consegnata alla Procura sono state incluse anche analisi effettuate dalla Asl di Taranto nel Mar Piccolo, relative agli anni 2024 e 2025, che evidenzierebbero valori di diossina e PCB oltre i limiti.
“Abbiamo mantenuto alta l’attenzione su questo temutissimo inquinante anche quando sembrava scomparso dal dibattito ambientalista”, affermano gli attivisti, spiegando che l’obiettivo della denuncia è quello di chiedere alla magistratura un approfondimento complessivo sulla gestione dello stabilimento e sulle possibili responsabilità connesse agli incidenti e alle emissioni.
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