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Taranto
04 Marzo 2026 - 07:49
L'aula del consiglio comunale di Taranto
TARANTO - Dopo l’ultimo infortunio mortale avvenuto nello stabilimento siderurgico ex Ilva, i consiglieri comunali di maggioranza Virginia Galeandro, Vincenzo Di Gregorio e Antonio Lenti intervengono con una nota congiunta nella quale richiamano il tema della sicurezza sul lavoro e chiedono interventi immediati sugli impianti.
Nel documento i tre consiglieri ricordano il valore costituzionale del lavoro, sottolineando come i padri costituenti lo abbiano posto al centro della vita democratica del Paese con l’articolo 1 della Costituzione. A distanza di 80 anni, sostengono, si assisterebbe però a una progressiva trasformazione del significato stesso del lavoro, sostituito sempre più spesso da una logica esclusivamente produttiva che rischia di ridurre il lavoratore a semplice ingranaggio del sistema.
Secondo i firmatari della nota, difendere il lavoro non può significare difendere la produzione a ogni costo, ma piuttosto garantire che chi lavora possa farlo in condizioni di dignità e sicurezza. Il lavoro, affermano, deve consentire alle persone non solo di avere un’occupazione ma anche di tornare a casa in sicurezza al termine della giornata.
I consiglieri ricordano che negli ultimi 14 anni lo stabilimento siderurgico è stato teatro di numerosi incidenti sul lavoro. Nel loro intervento evidenziano come 11 lavoratori abbiano perso la vita in questo arco di tempo, tragedie che hanno colpito famiglie e comunità del territorio.
Nel documento si parla di uno stabilimento descritto come decadente, fatiscente e pericoloso, condizioni che, secondo i consiglieri, emergerebbero con chiarezza dagli incidenti avvenuti negli anni. Ogni infortunio, sottolineano, rappresenta una vicenda concreta con un volto e una storia personale.
Per Galeandro, Di Gregorio e Lenti la frequenza di incidenti gravi e mortali registrati in un periodo relativamente breve indicherebbe criticità nei sistemi di prevenzione, nei controlli e nella gestione dei rischi, aspetti che non dovrebbero mai essere subordinati a esigenze produttive o organizzative.
I tre consiglieri richiamano anche il sequestro degli impianti disposto dall’autorità giudiziaria nel 2012, provvedimento che a loro giudizio avrebbe cercato di intervenire su problematiche già evidenti. Nonostante questo, affermano, la situazione non sarebbe cambiata in modo sostanziale negli anni successivi.
Nel comunicato si fa riferimento anche ai diversi provvedimenti legislativi approvati negli anni dai governi nazionali, i cosiddetti decreti salva Ilva, adottati con l’obiettivo di consentire la prosecuzione dell’attività produttiva dello stabilimento nonostante le criticità ambientali e lavorative evidenziate nel tempo.
Alla luce dell’ultimo episodio mortale, i consiglieri ritengono che la tragedia non possa essere considerata un evento casuale ma piuttosto il risultato di una situazione che richiede interventi urgenti.
Per questo motivo, nel documento viene avanzata una richiesta precisa. I consiglieri sollecitano l’immediata cessazione delle attività nei luoghi in cui si sono verificati i recenti infortuni mortali e chiedono contestualmente la sospensione delle altre attività dello stabilimento, con l’obiettivo di procedere a una verifica approfondita delle condizioni dei diversi reparti.
Secondo la proposta avanzata nella nota, qualora dovessero emergere ulteriori criticità durante le verifiche tecniche, dovrebbe essere disposta la sospensione immediata delle attività nei reparti interessati.
Nel loro intervento i tre rappresentanti della maggioranza comunale ribadiscono che la sicurezza sul lavoro e la tutela della salute dei cittadini di Taranto devono tornare a essere la priorità assoluta, anche rispetto agli interessi considerati strategici a livello nazionale.
Infine i consiglieri sottolineano la responsabilità che, a loro giudizio, ricade su tutti i livelli istituzionali e sulla politica nel suo complesso. Nel comunicato invitano chi ricopre incarichi pubblici a valutare con attenzione le conseguenze delle decisioni adottate e affermano che, di fronte alla situazione dello stabilimento, la politica dovrebbe avere il coraggio di riconoscere che non esistono più alternative alla chiusura dell’impianto.
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