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Bari
03 Marzo 2026 - 07:29
Piazza del Ferrarese a Bari
BARI – Un uomo di 35 anni aggredito da un gruppo di giovani per aver negato una sigaretta. È accaduto sabato sera, intorno alle 23, in piazza Mercantile, nel cuore del centro cittadino. Sull’episodio interviene il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che esprime forte preoccupazione per un fatto definito grave non solo sul piano penale, ma anche sotto il profilo sociale ed educativo.
Secondo il Coordinamento, al centro della vicenda non vi sarebbe la richiesta di una sigaretta, bensì il significato del rifiuto. In uno Stato di diritto, afferma l’organismo presieduto dal professor Romano Pesavento, dire no rappresenta l’esercizio della libertà personale e dell’autodeterminazione. Quando un diniego legittimo diventa motivo di violenza, viene messo in discussione il principio stesso del rispetto dell’altro e del limite, fondamento della convivenza democratica.
Il Coordinamento invita a non ridurre l’episodio a una semplice emergenza né a etichettarlo con formule mediatiche come baby gang, ritenute semplificazioni di fenomeni complessi. La violenza di gruppo, soprattutto se scatenata da motivazioni futili, viene interpretata come il segnale di una fragilità culturale prima ancora che giuridica, legata all’incapacità di accettare la frustrazione e di riconoscere che la libertà individuale trova un confine nel rispetto dell’integrità fisica e morale altrui.
Dal punto di vista normativo, si ricorda che l’ordinamento tutela la persona e la sua incolumità come beni primari, prevedendo strumenti sanzionatori adeguati. Nel caso di eventuali responsabili minorenni, sono previsti percorsi specifici che coniugano responsabilità e finalità rieducativa. Tuttavia, secondo il Coordinamento, la sola risposta repressiva non sarebbe sufficiente a interrompere la ripetizione di episodi analoghi.
La violenza urbana, si sottolinea, comporta costi che vanno oltre il procedimento penale, incidendo sul sistema sanitario, sulle attività investigative, sulla percezione di sicurezza collettiva, sulla vitalità economica degli spazi pubblici e sulla reputazione delle città. Ogni atto di sopraffazione genera un effetto che si riflette sulla qualità della vita e sulla fiducia sociale.
Per questo motivo viene auspicata una strategia strutturale che integri controllo del territorio, presidio educativo e politiche sociali. Le aree della movida, caratterizzate da alta densità relazionale, richiederebbero modelli di gestione capaci di affiancare alla vigilanza un investimento continuo in educazione civica, mediazione dei conflitti e formazione alla gestione delle emozioni.
In tale prospettiva, l’educazione ai diritti umani viene indicata come infrastruttura culturale essenziale, non come elemento accessorio dei programmi scolastici. Comprendere il valore giuridico del consenso e del dissenso, la legittimità del rifiuto e la distinzione tra desiderio e diritto costituirebbe, secondo il Coordinamento, un antidoto alla cultura della prevaricazione.
L’organismo conclude ribadendo la necessità di un impegno condiviso tra scuola, famiglie e istituzioni locali, anche attraverso percorsi di responsabilizzazione e modelli di giustizia riparativa quando compatibili con il quadro normativo. Difendere la libertà di dire no, si afferma, significa tutelare la democrazia nella sua dimensione più quotidiana e restituire agli spazi pubblici la loro funzione di incontro e convivenza pacifica.
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