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Taranto
03 Marzo 2026 - 06:35
L'ex Ilva vista dal mare
TARANTO - La morte di Loris Costantino, operaio dell’indotto di 36 anni deceduto lunedì mattina nello stabilimento ex Ilva, riaccende lo scontro sulle condizioni di sicurezza nel siderurgico. Il lavoratore, sposato e padre di 2 figli, è precipitato da circa 12 metri nell’area agglomerato a seguito del cedimento di un grigliato.
Durissimo l’intervento della Confil. Il segretario generale Luigi Minoia parla di tragedia annunciata e sostiene che le espressioni di cordoglio non siano più sufficienti di fronte a una sequenza di morti che, a suo dire, dimostrerebbe l’assenza di adeguate garanzie per chi opera all’interno del polo industriale. In attesa che la magistratura accerti cause e responsabilità, il sindacato chiede che chi ha competenze dirette intervenga senza ulteriori rinvii, sottolineando come non sia più accettabile lavorare in un contesto privo delle condizioni minime di sicurezza. Alla famiglia del 36enne la Confederazione Italiana Lavoratori ha espresso vicinanza e partecipazione al dolore.
Sulla vicenda è intervenuto anche l’avvocato Mirko Di Bello, coordinatore provinciale del Partito Repubblicano Italiano per Taranto e Provincia e consigliere comunale. Di Bello ha manifestato profondo cordoglio per la morte del lavoratore, evidenziando come la dinamica dell’incidente richiami quella che nel mese di gennaio è costata la vita a Claudio Salamida, anche lui precipitato in seguito al cedimento di un grigliato. Due episodi ravvicinati che, secondo il rappresentante del PRI, sarebbero riconducibili a criticità strutturali e imporrebbero l’immediata sospensione degli impianti, accompagnata da una verifica rigorosa delle condizioni di sicurezza dell’intero sito.
Il consigliere ha inoltre collegato l’accaduto al recente decreto del Tribunale di Milano, che ha parzialmente disapplicato l’AIA 2025 ritenendo carenti alcune prescrizioni ambientali e sanitarie, e alla richiesta avanzata da Flacks di ottenere lo scudo penale. Per Di Bello, quando la tutela della produzione prevale sulla sicurezza dei lavoratori, sulla salute dei cittadini e sulla salvaguardia dell’ambiente, si crea un disequilibrio non più tollerabile. Da qui la richiesta di una presa di posizione chiara e immediata e di controlli severi sugli impianti e sulla gestione degli appalti, affinché sia verificato il rispetto delle normative in materia di sicurezza sul lavoro e tutela ambientale.
Sulla stessa linea la segretaria cittadina del PRI, Lucilla Piccione, che ha ricordato come dopo la morte di Salamida fosse stata istituita una task force incaricata di controllare la stabilità dei grigliati. Alla luce del nuovo incidente con dinamica analoga, secondo Piccione le criticità legate alla sicurezza dello stabilimento non sarebbero state superate. Per l’esponente repubblicana non è più tempo di cordoglio formale, ma di azioni concrete e verificabili, ponendo al centro la tutela dei lavoratori, della salute pubblica e dell’ambiente. Il Coordinamento PRI di Taranto e Provincia e la Sezione Mazzini hanno espresso solidarietà alla famiglia del giovane operaio.
Anche il Movimento 5 Stelle di Taranto ha annunciato la propria adesione all’iniziativa denominata Taranto libera, promossa dall’associazione Veraleaks e prevista per il 4 marzo alle ore 10 presso Palazzo di Città. Gli attivisti dichiarano che parteciperanno insieme ai promotori per poi dirigersi verso il Palazzo della Provincia, dove sarà depositata una denuncia al Commissariato di polizia Borgo nei confronti dei gestori dell’ex Ilva.
Infine è intervenuta Anna Filippetti, segretaria provinciale del Partito Democratico Ionico, che ha ricordato come il 12 gennaio la città avesse già pianto Claudio Salamida e che, a distanza di meno di 2 mesi, si ritrovi nuovamente colpita da un lutto. Il Partito Democratico ha ribadito la richiesta di giustizia, sicurezza e tutela della vita, esprimendo vicinanza ai familiari, agli amici del lavoratore e all’intera comunità tarantina.
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