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Taranto

Ex Ilva, “Produzione sicura e decarbonizzazione o bonifica totale senza rinvii”

Il presidente di Confapi Fabio Greco lancia un appello alle istituzioni dopo il decreto del Tribunale di Milano. “Non possiamo restare in un limbo. Il rischio è la desertificazione industriale”

Una veduta aerea di Taranto

Una veduta aerea di Taranto

TARANTO - Un territorio sospeso tra passato e futuro, tra promesse e attese, tra produzione e ambiente. È un’analisi lucida e severa quella tracciata dall’ingegner Fabio Greco, presidente di Confapi Taranto, che interviene sul delicato momento socio economico e industriale della città dopo il decreto di chiusura disposto dal Tribunale di Milano e alla luce degli annunciati incentivi alle imprese.

Confapi parla apertamente di forte preoccupazione, collocando la decisione giudiziaria all’interno di una vicenda che dura da decenni e che ha inciso profondamente sull’identità produttiva e sociale del territorio. “La sentenza sulla sospensione dell’attività produttiva rappresenta l’ultimo passaggio di un percorso lungo e complesso che ha segnato profondamente la storia industriale e sociale di Taranto”, afferma Greco. Allo stesso tempo, però, il presidente invita a evitare letture emotive o sorprendenti della vicenda. “Restare interdetti di fronte a una procedura giudiziaria chiara e prevedibile non è corretto: era un esito che doveva essere messo in conto”.

Il ragionamento di Confapi parte dalle inchieste giudiziarie che hanno acceso i riflettori sulle criticità ambientali e sanitarie connesse allo stabilimento siderurgico, aprendo una stagione segnata da sequestri, decreti legge, commissariamenti straordinari e continui interventi normativi. Un tentativo costante di tenere insieme due esigenze ritenute entrambe fondamentali: la tutela della salute e la salvaguardia dell’occupazione.

Nel corso degli anni lo stabilimento è passato attraverso due amministrazioni straordinarie in due decenni, con impegni rilevanti da parte dello Stato sia sotto il profilo economico sia in termini di prospettive industriali. “Due amministrazioni straordinarie in due decenni, con impegni rilevanti da parte del Governo, sia sotto il profilo economico sia in termini di prospettive e promesse, formulate con la volontà di mantenerle”, ricorda Greco. Ma oggi, avverte, non si può consentire che la situazione degeneri in un vuoto privo di orizzonte.

Il presidente di Confapi evidenzia come il nodo non riguardi soltanto lo stabilimento, ma l’intero sistema produttivo del territorio. Le imprese dell’indotto e le aziende locali operano in un contesto definito di estrema difficoltà, con investimenti bloccati e un clima di profonda instabilità economica e sociale. “Il rischio concreto è quello di assistere a una progressiva desertificazione industriale, con chiusure a catena, perdita di competenze e disimpegno degli investitori”, sottolinea Greco, delineando uno scenario che trasformerebbe Taranto nel simbolo di occasioni mancate.

Secondo Confapi la città si trova di fronte a una scelta che non ammette ambiguità. “Siamo davanti a un bivio che non consente ambiguità”, afferma il presidente. L’alternativa è netta: “O lo stabilimento torna a produrre con investimenti certi, tempi definiti e un piano industriale e ambientale realmente sostenibile, e allora si percorrano tutte le strade giuridiche possibili, incluso il ricorso, oppure si prenda atto che la produzione non può proseguire e si stanzino immediatamente le risorse necessarie per una bonifica vera, integrale e non più rinviabile affiancata dalla formazione e dalla riqualificazione del personale”.

Nel suo intervento Greco richiama con forza il senso di responsabilità collettiva. “Taranto non può restare sospesa”, afferma. “I tarantini e gli imprenditori del territorio, che prima di tutto sono genitori, non possono accettare uno stabilimento fermo, senza produzione e senza un piano concreto di risanamento”. Tenere chiuso senza bonificare, osserva, significherebbe lasciare la città in un limbo inaccettabile, con conseguenze ambientali e sociali non pienamente valutate.

Al centro della proposta vi è anche il tema della decarbonizzazione, indicata come passaggio obbligato qualora si scelga la strada della continuità produttiva. “Produrre in sicurezza, con investimenti reali e verificabili, attivando il piano di decarbonizzazione, oppure avviare subito una bonifica strutturale che restituisca un futuro al territorio”, ribadisce Greco. Ogni altra soluzione, secondo Confapi, rappresenterebbe l’ennesimo rinvio.

Il presidente chiama in causa direttamente le istituzioni. “Non è più tempo di misure frammentarie o sovrapposte: servono decisioni strutturali, definitive e coerenti con gli impegni assunti”, afferma, chiedendo un’assunzione di responsabilità immediata e condivisa. Per Confapi occorre definire un programma chiaro, con lo Stato al centro del progetto industriale o del percorso di bonifica.

L’intervento si chiude con un impegno preciso: Confapi Taranto continuerà a rappresentare con determinazione le istanze del tessuto produttivo locale, sollecitando un confronto urgente e costruttivo. L’obiettivo dichiarato è evitare che un tempo ormai scaduto si traduca in un danno irreversibile per economia, occupazione e ambiente.

In gioco, secondo Greco, non c’è soltanto il destino di uno stabilimento, ma il futuro industriale e commerciale dell’intero territorio ionico. Una scelta che non può più essere rinviata.

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