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Natuzzi, oltre 500 operai in piazza a Roma: alta tensione al tavolo ministeriale

Mobilitazione nazionale davanti al Ministero delle Imprese mentre si discute il piano industriale. Sindacati uniti contro tagli, chiusure e delocalizzazioni

Natuzzi, oltre 500 operai in piazza a Roma: alta tensione al tavolo ministeriale

Vertenza Natuzzi

BARI - Una manifestazione con oltre 500 dipendenti in arrivo da Puglia e Basilicata accompagnerà il confronto istituzionale fissato per lunedì 2 marzo alle ore 14 presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. I lavoratori della Natuzzi si ritroveranno nella capitale già dalle 12.30, in concomitanza con l’apertura del tavolo che vedrà seduti rappresentanti del Ministero, organizzazioni sindacali e vertici aziendali.

Al centro del confronto il piano presentato nelle scorse settimane dallo storico gruppo del mobile imbottito con sede a Santeramo in Colle, realtà di riferimento nel comparto dei divani, chiamato a fronteggiare una fase di forte contrazione del mercato. Le prime indiscrezioni avevano fatto emergere l’ipotesi di chiusura di 3 stabilimenti tra Altamura e Santeramo e di circa 500 esuberi, prospettive che avevano immediatamente acceso l’allarme tra i lavoratori.

In una fase successiva, dopo alcuni incontri svolti in Regione, il dialogo tra le parti sembrava aver registrato un riavvicinamento, anche grazie all’intervento diretto del patron Pasquale Natuzzi, impegnato nella ricerca di una soluzione condivisa. Tuttavia, il confronto si è nuovamente interrotto il 23 febbraio, al termine del tavolo convocato nella sede di Confindustria a Bari, segnando un nuovo momento di rottura.

Le sigle di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno quindi annunciato una mobilitazione unitaria, contestando un piano che, a loro giudizio, continua a prevedere ridimensionamenti occupazionali, chiusure produttive ed esternalizzazioni, oltre alla mancata reintroduzione in Italia delle produzioni attualmente localizzate in Romania. Da qui la decisione di avviare assemblee in tutti gli stabilimenti del gruppo per preparare la protesta e rafforzare la partecipazione al presidio romano.

Le organizzazioni sindacali definiscono il progetto industriale inaccettabile perché privo di prospettive di sviluppo e orientato esclusivamente a tagli e riduzioni, ribadendo la netta contrarietà delle maestranze. La giornata di lunedì rappresenta dunque un passaggio cruciale per il futuro occupazionale di centinaia di famiglie e per l’intero comparto produttivo coinvolto.

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