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L'analisi

Khamenei ha smesso di ruggire

Il simbolo dell'ortodossia, primo nemico dell'Occidente

Khamenei, la guida suprema iraniana

Khamenei, la guida suprema iraniana

L’operazione, chiamata “Ruggito del Leone” è scattata ieri mattina con un lungo preavviso di  Donald Trump. Avevano già provato ad eliminare la Guida Suprema iraniana nella Guerra dei 12 giorni nel giugno scorso. Ieri ci sono riusciti.

Le intenzioni iniziali erano quelle di catturare Khamenei come hanno fatto con Maduro ma "prelevarlo" sarebbe stato difficile e complicato, quindi l’ordine è diventato «eliminatelo».

Il primo obbiettivo l’attacco quartier generale della Guida Suprema iraniana che è stato raso al suolo. Poi l'annuncio di Trump sul suo social Truth: "Khamenei, una delle persone più malvagie della storia, è morto, Questa non è solo giustizia per il popolo iraniano, ma per tutti i grandi americani e per quelle persone di molti Paesi in tutto il mondo che sono state uccise o mutilate da Khamenei e dalla sua banda di sanguinari criminali. Questa è la più grande opportunità per il popolo iraniano di riprendersi il proprio Paese".

 

Gli Stati Uniti considerano l’Iran come una potenza ostile sin dalla rivoluzione del 1979, dopo la quale nacque la Repubblica islamica. Gli interessi statunitensi in Medio Oriente, e in particolare nel Golfo, ruotano storicamente attorno a sicurezza energetica e tutela degli alleati, soprattutto Israele e le monarchie del Golfo. Il Golfo Persico, dove si concentra una buona parte dello spiegamento militare americano nella regione, è cruciale perché ospita risorse energetiche vitali e snodi marittimi strategici come lo Stretto di Hormuz.

L’attacco arriva in una fase in cui l’Iran si presenta già indebolito, sia sul piano interno che su quello regionale. A seguito dell’attacco di Hamas a Israele, la guerra ha coinvolto i vari attori del cosiddetto “Asse della resistenza” guidato dall’Iran, come il partito-milizia libanese Hezbollah, il movimento Houthi in Yemen e altre milizie sciite nella regione. Il conflitto, complici l’indebolimento del “Partito di Dio” libanese e la caduta di Bashar al-Assad in Siria, ha notevolmente ridimensionato questo sistema regionale, considerato il principale elemento di deterrenza della Repubblica islamica, insieme al programma missilistico.

 

Nelle ultime settimane, le proteste interne, inizialmente di natura economica, hanno messo sotto pressione l’apparato di sicurezza iraniano, sempre più concentrato sul controllo del fronte domestico. 

A partire dalla fine di dicembre 2025, l’Iran è stato attraversato da una nuova ondata di proteste, inizialmente innescata dal carovita e dalla rapida svalutazione del rial, che tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 ha toccato nuovi minimi storici,  erodendo il potere d’acquisto e colpendo in modo particolare le fasce urbane e commerciali. Le prime mobilitazioni sono emerse nei bazar e nei grandi centri urbani, con scioperi e chiusure di negozi legati all’aumento dei prezzi dei beni essenziali. Nel giro di pochi giorni, tuttavia, le proteste hanno progressivamente cambiato natura, spostandosi da rivendicazioni economiche a una contestazione politica più ampia,  contro la leadership della Repubblica islamica e contro il sistema di potere che la sostiene. La risposta delle autorità è stata caratterizzata da una repressione estesa. Le profonde cicatrici lasciate dalle brutali repressioni delle proteste, durante le quali, decine di migliaia di manifestanti sono stati uccisi, feriti o arrestati.

"In circostanze normali, sono assolutamente contraria a qualsiasi guerra. Ma la dolorosa verità è che l'unica possibilità di costruire una vita normale e un futuro sicuro per i nostri figli è quella di ottenere la protezione internazionale sotto forma di un attacco militare, perché le persone a mani nude non sono in grado di affrontare un governo armato fino ai denti che uccide facilmente i manifestanti. Abbiamo aspettato questo momento nei giorni e nelle notti passati". Così rappresenta una giovane dottoressa lo stato d'animo della popolazione iraniana. Questa volta gli iraniani non lo vivono solo come un atto di guerra, ma anche come uno spiraglio per il futuro che aspettavano da tempo.

 

Al mattino, mentre i primi rumori di esplosioni senza precedenti riecheggiavano in tutta Teheran e un fumo denso si alzava in alcune zone della capitale e in altre città, molte persone hanno condiviso video sui social media, accogliendo con favore il raid. Nel frattempo, in diverse città all'estero alcuni membri della diaspora iraniana hanno organizzato raduni nelle strade, esprimendo il loro sostegno agli attacchi.

Mentre il fumo aleggia su Teheran, la popolazione sembra sospesa tra aspettative e paure, cercando di sopravvivere e sperando in un cambiamento.

La fine di Khamenei vale più di tante bombe per riportare il Paese alla normalità. Rischio intercettazioni e indipendenza degli apparati potrebbero diventare un problema per un cambio di regime morbido, consensuale.

Il Mossad, ha aperto un canale Telegram in lingua farsi chiamato Freedom Iran, è l'invito al colpo di Stato con un commento in un inglese comprensibile a chiunque, "bye bye ayatollah"...

 

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