BARI - Mentre in mondovisione -ma ingenuamente- a Sanremo si invoca la pace incontrando la simpatia di decine di milioni di persone, i signori della guerra prevalgono ancora una volta e accendono nuovamente il Medio Oriente. Senza una dichiarazione di guerra ma come guerra “preventiva” che forse sarebbe al di sopra di ogni obbligo, i signori della guerra ci svegliano con immagini di bombardamenti. Chi siano questi signori della guerra non si sa, né si saprà per molti anni a venire la vera ragione di tutto questo! Nell’attesa ci dobbiamo tenere questa situazione che, sembra, peggiorare sempre più. Senza che nessuno sembri interessato a fare qualcosa di concreto per fermare il fenomeno. Si tratta di una guerra che non sarà breve né circoscritta.
Quando in molti vedevano nella questione Ucraina o in quella di Gaza dei casi speciali legati a circostanze specifiche di quelle aree erravano; oggi con il senno di poi ci accorgiamo che esiste una unica “filosofia” bellica pronta ad allargarsi e moltiplicare i fronti. Come abbiamo preconizzato più volte è questa una guerra dove le armi sono tecnologie che si scagliano contro altre tecnologie, le quali tecnologie ridurranno la loro micidiale efficienza solo ad arsenali svuotati.
La questione petrolio è presente sempre in tutti questi scenari mentre la questione Cina incombe dietro le quinte minacciosa ma silente.
Che c’entra l’Italia in tutto questo? Nulla, pare non sia stata neanche avvisata preventivamente di questa decisione; tanto meno ha preso parte alla decisione stessa o ha potuto dire la sua o semplicemente dare un suggerimento; quasi disprezzata; questo suggerirebbe al nostro governo di dichiarare la neutralità totale ed immediata quanto meno per sottolineare che gli italiani non ne vogliono sapere di guerre. Peraltro un paese pieno di debiti e privo di una decente dotazione tecnologica militare che cosa può fare in un conflitto di questa fatta? Inoltre va rilevato nella nostra stessa condizione versa la stragrande maggioranza di paesi del mondo che dovrebbero riconoscere di avere l’interesse ad assumere la stessa posizione di neutralità perenne.
Taciamo per decenza dei commenti che i nostri politicanti si stanno scambiando e suggeriamo di riflettere di questa realtà ormai acclarata della filosofia della guerra che prevale su quella della pace. È evidente che esiste una idea condivisa da persone che stanno ben nascoste ma che riescono a decidere le guerre liberamente disprezzando le opinioni dei popoli e influenzando i capi dei governi a proprio piacimento.
Questa volta però il passo sembra essere stato un po' azzardato: un andamento troppo erratico del prezzo del petrolio o un rallentamento eccessivo del commercio internazionale o un suo cambiamento di rotta sono tutte cose probabili e in grado di innescare una correzione importante nelle borse di tutto il mondo. Questo non fa piacere a nessuno ma mette gli Stati finanziariamente più forti in una condizione particolarmente difficile nella possibilità di mettere ancora soldi nella macchina bellica. Questo aspetto non è molto remoto ed è di massima importanza.
Ad ogni considerazione va premesso che ormai le immagini e le foto che ci propongono le televisioni e i giornaloni di tutto il mondo non hanno più la credibilità anche di solo cinque anni fa e che anche le notizie vengono distribuite ad arte; quindi sorge su tutto un imperativo ineludibile: non ci si deve immischiare in cose così opache; inseguire una credibilità internazionale maggiore presso guerrafondai non ha senso e rimane un vicolo cieco. Serve invece darsi una propria identità internazionale non ostile a nessuno ma non favorevole a rapporti di forza militare nei rapporti tra stati. Altro non può esserci.
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