TARANTO - Il gigante d’acciaio ha i mesi più difficili davanti a sé. Una sentenza del Tribunale di Milano, depositata il 26 febbraio 2026, ha scosso le fondamenta di Acciaierie d’Italia, riscrivendo in un momento il destino industriale di Taranto e l'intera agenda politica ed economica del Paese. Il Tribunale di Milano è stato categorici, senza un radicale cambio di rotta sul fronte della tutela della salute, l’area a caldo dovrà essere sospesa a partire dal 24 agosto 2026.
La decisione del tribunale poggia su una base scientifica e giuridica che non lascia spazio a interpretazioni. Esiste un "rischio attuale di malattie gravi" per la popolazione locale. Al centro dell'ordinanza ci sono i livelli di benzene e la necessità, ribadita anche dalla Corte di Giustizia UE, di un'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) che includa una valutazione del danno sanitario preventiva e completa.
Oltre la questione delle emissioni future, si ripresenta l'eredità tossica mai sanata del passato. Le mancate bonifiche continuano a pesare, esponendo il Gruppo a una pioggia di sanzioni e nuove cause legali per patologie correlate che potrebbero minare ulteriormente la stabilità della gestione commissariale.
Se il fronte sanitario è allarmante, quello contabile è al collasso. I dati al 30 dicembre 2025 fotografano un disastro industriale senza precedenti. I debiti di gestione hanno toccato la cifra di 5,4 miliardi di euro. In soli 17 mesi di commissariamento, l’azienda ha speso circa 2 miliardi di euro, per coprire il calo produttivo contingente (appena 3,1 milioni di tonnellate nel 2022 contro un obiettivo di 6) e di costi operativi raddoppiati.
L'incertezza legale sta ora influenzando il clima delle trattative con i potenziali acquirenti, nel cui alveo si muove Flacks Group. Senza un compratore solido, il Governo vede allontanarsi la possibilità di erogare il prestito ponte da 400 milioni di euro, necessario per evitare il default immediato per mancanza di liquidità.
La politica è ora chiamata a una corsa contro il tempo per evitare quello che i sindacati definiscono il "collasso sociale". La minaccia di chiusura dell'area a caldo rende imminenti scioperi a Taranto e Genova. In gioco ci sono migliaia di posti di lavoro diretti e la sopravvivenza di un intero indotto che rappresenta il sistema collaterale e portante della siderurgia italiana.
Senza massicci investimenti e una visione chiara sulla decarbonizzazione, il sito è strutturalmente in perdita, spiegano gli analisti del settore. Ma oggi, con una scadenza giudiziaria fissata ad agosto, il tempo delle mediazioni sembra essere al suo limite.
Il quadro di sintesi, aggiornato a febbraio 2026, non lascia molti margini di ottimismo.
Rischio legale: estremo (scadenza stop area a caldo: 24/08/2026).
Rischio finanziario: molto alto (debito di 5,4 mld e stallo sul prestito ponte).
Rischio operativo: alto (impianti da adeguare a prescrizioni sanitarie rigorose).
Rischio sociale: alto (pericolo occupazionale imminente).
Il Governo è ora davanti a un bivio: nazionalizzare ulteriormente per avviare contestualmente industria e bonifiche o seguire gli eventi che il destino riserva a quello che un tempo era l'orgoglio industriale d'Europa.
Arriva però un segnale dal fronte delle trattative. Nonostante la sentenza di Milano "cambi le regole del gioco", il Flacks Group ha confermato ufficialmente di voler restare al tavolo negoziale.
Il fondatore Michael Flacks, pur definendo la decisione del tribunale uno "sviluppo indesiderato", ha dichiarato che il gruppo non la considera un "ostacolo insormontabile". Tuttavia, la disponibilità non è incondizionata. Flacks ha ammesso che l'incertezza giuridica richiederà una profonda revisione del piano industriale. Questa mossa scongiura, per il momento, il fallimento del percorso di vendita e tiene faticosamente aperta la porta al prestito ponte di Bruxelles, la cui erogazione è vincolata proprio all'esistenza di un acquirente solido capace di garantirne il rimborso.
La conferma di Flacks offre al Governo un appiglio, anche se non risolve il nodo strutturale. Senza massicci investimenti nella decarbonizzazione e un adeguamento lampo alle prescrizioni sanitarie entro agosto, il sito resta tecnicamente e legalmente fuori gioco.
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