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Bari

Sciopero e Alta velocità dei treni, scontro tra Salvini e Leccese sui collegamenti del Sud

Il sindaco barese replica sulla linea Napoli-Bari e sui ritardi dei lavori ricordando la differenza tra alta velocità reale e alta capacità

Matteo Salvini

Matteo Salvini

BARI - Botta e risposta a distanza tra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e il sindaco di Bari Vito Leccese sul tema dei collegamenti ferroviari e dello sciopero proclamato nel fine settimana.

Intervenendo da remoto a un evento in corso nel capoluogo pugliese, Salvini ha sostenuto che, malgrado il tentativo dei sindacati di fermare il Paese, la circolazione ferroviaria sull’Alta Velocità abbia retto. Secondo il ministro, oltre il 94% dei treni ad Alta Velocità sta viaggiando regolarmente, nonostante la mobilitazione. Un dato che, a suo dire, dimostrerebbe come lavoratrici e lavoratori sappiano distinguere tra chi tutela il loro presente e futuro e chi, invece, utilizza il sindacato per una battaglia politica.

Alle parole del ministro è seguita la replica immediata del primo cittadino barese. Leccese ha espresso rammarico per quella che considera una sottovalutazione del nodo infrastrutturale che riguarda il Mezzogiorno. Il sindaco ha ricordato che il collegamento tra Bari e Napoli è classificato come Alta Capacità e non come vera e propria Alta Velocità, sottolineando come la differenza sia nota.

Secondo Leccese, la tratta Bari-Napoli rappresenta un’infrastruttura strategica per costruire un asse tra le due città capace di sostenere il rilancio economico del Sud. Il sindaco ha inoltre richiamato l’attenzione sui tempi di completamento dei lavori della linea Napoli-Bari, che avrebbero dovuto concludersi entro il 2026 ma che, a suo dire, risultano in forte ritardo.

Il primo cittadino ha poi sollevato il tema dei collegamenti verso la Capitale, chiedendo quando i pugliesi potranno contare su un servizio ferroviario adeguato alle esigenze di chi viaggia per lavoro o necessità. Questioni che, ha evidenziato, si aggiungono a una carenza storica di infrastrutture nel Sud, più volte denunciata da amministratori e rappresentanti politici meridionali, anche di schieramenti differenti.

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