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Il procedimento

Ex Popolare di Bari, l’accusa: “Bilanci alterati per vendere azioni”

Nella requisitoria il procuratore Roberto Rossi ricostruisce presunte irregolarità nei conti e richiama le ispezioni di Bankitalia già critiche dal 2010

Ex Popolare di Bari, l’accusa: “Bilanci alterati per vendere azioni”

Roberto Rossi

BARI - Migliaia di risparmiatori avrebbero acquistato azioni sulla base di una rappresentazione dei conti ritenuta non corrispondente alla realtà. È questo il cuore della requisitoria pronunciata dal procuratore di Bari, Roberto Rossi, nel processo per falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza che vede imputati Marco e Gianluca Jacobini, rispettivamente ex presidente ed ex vicedirettore generale della Banca Popolare di Bari.

Davanti al collegio giudicante, il magistrato ha sostenuto che i titoli dell’istituto sarebbero stati collocati facendo leva su dati contabili illustrati come costantemente positivi. Secondo l’accusa, le informazioni diffuse agli azionisti sarebbero state costruite attraverso un sistema che avrebbe fornito una rappresentazione distorta della situazione economica. Rossi ha rimarcato che, se i soci avessero avuto accesso alle slide mostrate all’interno del consiglio di amministrazione, quelle azioni non sarebbero state comprate.

Nel passaggio più incisivo della sua ricostruzione, il procuratore ha fatto riferimento anche all’acquisizione dell’istituto abruzzese Tercas, rilevato nel 2014, osservando che in alcune comunicazioni interne veniva indicato come “Tercas” o “Stercas”. Un elemento che, a suo dire, se conosciuto dai potenziali investitori, avrebbe inciso in modo determinante sulle loro scelte. “Se gli azionisti avessero letto quei riferimenti, difficilmente avrebbero deciso di acquistare”, ha affermato in aula.

La requisitoria ha poi richiamato le verifiche svolte dalla Banca d’Italia negli anni precedenti. Già nel 2010, ha ricordato Rossi, l’istituto di vigilanza aveva evidenziato criticità parlando di assetto di governo inadeguato, funzionalità insufficiente del consiglio di amministrazione e debolezza nei controlli interni. Le ispezioni successive, secondo quanto riferito dall’accusa, avrebbero mantenuto un esito in parte negativo, fino a determinare una sanzione con cui veniva imposto il divieto di procedere a nuove acquisizioni bancarie.

Un provvedimento che, sempre secondo il procuratore, se fosse stato portato fino alle sue estreme conseguenze, avrebbe potuto evitare gli sviluppi successivi. La tesi dell’accusa si inserisce nel procedimento che mira a fare chiarezza sulle modalità di gestione dell’istituto e sulle informazioni fornite al mercato, con al centro la posizione degli ex vertici e le scelte che hanno segnato la storia recente della banca barese.

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