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Taranto
26 Febbraio 2026 - 14:12
La protesta dei lavoratori Semat - archivio
TARANTO - Si è concluso al Ministero del Lavoro l’incontro convocato per formalizzare l’intesa sulla vertenza Semat Sud, azienda legata all’indotto dell’ex Ilva. L’accordo recepisce quanto già definito in sede amministrativa presso Arpal Puglia, dove la società aveva confermato la decisione di cessare definitivamente l’attività produttiva, con conseguente avvio della procedura di licenziamento per l’intero organico.
Una scelta che, secondo il segretario generale della Fillea Cgil Taranto Francesco Bardinella, rappresenta un ulteriore colpo al tessuto industriale ionico. In questo contesto, il confronto sindacale ha portato a un primo risultato sul fronte della tutela sociale.
L’azienda ha infatti accettato di presentare richiesta di cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività fino al 31 dicembre 2026 per tutti i lavoratori aventi diritto. È stata inoltre prevista la possibilità di completare i 12 mesi di programma anche oltre tale data, qualora la misura venga rifinanziata nella prossima legge di bilancio, con eventuale estensione ai primi mesi del 2027.
L’intesa stabilisce che i licenziamenti, già avviati secondo quanto previsto dagli articoli 4 e 24 della legge 223 del 1991, avranno efficacia soltanto al termine del periodo di Cigs. In base al verbale, il recesso scatterà il giorno successivo alla scadenza dell’ammortizzatore sociale.
Un passaggio rilevante riguarda anche le prospettive occupazionali. È stato riconosciuto un diritto di prelazione per i lavoratori Semat Sud in caso di nuove assunzioni nelle altre società del gruppo attive a Taranto o in eventuali iniziative imprenditoriali nel settore edile nell’area ionica. Nel documento si precisa che ai lavoratori potrà essere formulata una proposta occupazionale per figure compatibili con il loro bagaglio professionale. Il diritto di prelazione avrà validità per i 12 mesi successivi alla conclusione della fruizione della Cigs per ciascun dipendente.
Nonostante l’accordo, resta la preoccupazione per il futuro dei 215 lavoratori coinvolti. Bardinella sottolinea la necessità di un intervento coordinato di Governo, Regione e istituzioni competenti per costruire un percorso di rilancio industriale che includa una clausola sociale in grado di attingere dal bacino di crisi dell’appalto, garantendo continuità occupazionale e valorizzazione delle professionalità maturate.
La firma dell’intesa segna dunque una fase di transizione, ma la vertenza, secondo la Fillea Cgil, non può considerarsi chiusa. L’obiettivo dichiarato è evitare la perdita di ulteriori competenze e posti di lavoro in un territorio già fortemente segnato dalle crisi industriali.
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