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Lecce
26 Febbraio 2026 - 06:28
Aula di tribunale
LECCE - Due tra le più imponenti inchieste antimafia degli ultimi anni nel Salento confluiscono in un unico procedimento giudiziario. Dopo giorni di udienze particolarmente lunghe, celebrate lunedì e mercoledì, il giudice per l’udienza preliminare Stefano Sala ha disposto la riunione dei procedimenti noti come Sud Est e Lockdown. Davanti al gup finiscono complessivamente 145 imputati.
Nel corso dell’ultima udienza, il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia, Giovanna Cannarile, ha concluso una requisitoria articolata in 3 udienze, formulando 143 richieste di condanna e 2 richieste di assoluzione. Il processo si celebra con il rito abbreviato, formula che consente agli imputati, in caso di condanna, una riduzione della pena pari a 1 terzo.
La Procura ha chiesto complessivamente oltre 1.000 anni di reclusione, numeri che segnano uno dei procedimenti più rilevanti per dimensioni e richieste sanzionatorie nel distretto leccese. La pena più elevata sollecitata dall’accusa è pari a 20 anni di carcere, avanzata nei confronti di 20 imputati.
La decisione di accorpare i 2 filoni è maturata al termine dell’udienza preliminare relativa a 106 persone coinvolte nell’indagine Sud Est. A questo gruppo si sono aggiunti gli imputati del procedimento Lockdown, nato da un’ulteriore attività investigativa incentrata sul presunto clan Penza di Lecce.
Nel corso della requisitoria, il pm Cannarile ha ricostruito il quadro accusatorio emerso dalle indagini condotte dai carabinieri contro la criminalità organizzata salentina, con particolare riferimento alla Sacra Corona Unita. Secondo l’impostazione dell’accusa, gli imputati avrebbero fatto parte o orbitato attorno al sodalizio criminale, contribuendo alle sue attività.
Ora la parola passa alle difese, mentre il maxi processo unificato entra nella fase decisiva davanti al gup del Tribunale di Lecce.
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