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Bari
25 Febbraio 2026 - 11:22
Corrado Aprico
BARI - Trasformare l’innovazione tecnologica in crescita concreta resta uno dei nodi centrali per il sistema produttivo. Con l’avvio della stagione economica 2026, la Puglia si prepara ad affrontare questo passaggio attraverso due momenti di confronto promossi da PwC Italia, il Roadshow di Bilancio e l’evento Top 300 Puglia e Basilicata, che metteranno attorno allo stesso tavolo oltre 300 imprese attive in 8 comparti chiave dell’economia regionale.
Il perimetro coinvolge manifattura, agroalimentare, servizi, costruzioni, turismo, energia, logistica e ICT, offrendo una lettura trasversale del tessuto produttivo locale. Realtà diverse per dimensioni e modelli di business, ma accomunate dalle stesse trasformazioni strutturali legate a digitalizzazione e Intelligenza Artificiale.
Il contesto nazionale e internazionale fotografato dagli studi PwC mostra un’Italia imprenditoriale ottimista, ma ancora in difficoltà nel tradurre la spinta tecnologica in risultati economici diffusi. Dalla 29ª PwC Global & Italian CEO Survey emerge che il 62% dei CEO italiani prevede una crescita dell’economia globale nei prossimi 12 mesi. Tuttavia, il cambiamento tecnologico rappresenta la principale area di attenzione. Il 53% dei CEO italiani, dato che sale al 55% nel Sud Italia, si interroga sulla capacità della propria azienda di evolvere abbastanza rapidamente rispetto alla velocità dell’innovazione.
Il tema centrale è l’Intelligenza Artificiale. Secondo la survey, oltre 3 imprese su 4 non registrano ancora benefici economici tangibili dall’IA. Il 68% dei CEO italiani dichiara di non averla integrata nella strategia aziendale e il 78% non rileva effetti su costi e ricavi, a fronte di una media globale pari al 56%. Un divario che evidenzia la distanza tra aspettative e capacità di esecuzione.
Le criticità non riguardano la tecnologia in sé, ma fattori organizzativi e culturali. Carenza di competenze, difficoltà di integrazione nei processi, incertezza sui ritorni degli investimenti e timori legati alla cybersecurity rappresentano gli ostacoli principali. Parallelamente, cresce la spinta verso la diversificazione. Circa 1 CEO su 2 ha avviato negli ultimi 5 anni un ingresso in nuovi settori, e il 62% ottiene almeno il 10% dei ricavi da queste attività, spesso grazie a partnership e collaborazioni esterne.
In Italia 1 azienda su 2 compete oggi in nuovi ambiti. La Puglia presenta un quadro articolato. Oltre il 68% delle imprese pugliesi ha raggiunto una base di digitalizzazione allineata alle medie nazionali ed europee, ma solo il 15% utilizza soluzioni di Intelligenza Artificiale, segnalando un ampio margine di crescita.
Accanto a questo divario emergono punti di forza significativi. Il 29% dei diplomati pugliesi possiede competenze digitali. La regione si colloca come 2ª nel Sud per ecosistemi di innovazione, dopo la Campania, con 5 Living Lab e 2 Case delle Tecnologie Emergenti. Dal 2012 si contano 1.410 startup innovative, con una densità di 4,1 ogni 10.000 abitanti, che sale a 6,4 nell’area di Bari. Le startup si concentrano in particolare nell’ingegneria civile, settore che rappresenta il 9,4% delle domande di brevetto.
Il capitale umano costituisce un ulteriore elemento strategico. Il 28,7% dei lavoratori pugliesi presenta un’elevata esposizione positiva all’Intelligenza Artificiale. La quota sale al 53% tra i laureati e raggiunge il 65,1% tra gli studenti universitari, indicando un potenziale significativo per accelerare l’adozione delle tecnologie emergenti.
Secondo Corrado Aprico, Partner di PwC Italia e Responsabile dell’Ufficio di Bari, le imprese pugliesi dimostrano capacità di tenuta nel breve periodo ma devono compiere scelte sempre più selettive per sostenere la crescita nel medio e lungo termine. Intelligenza Artificiale e innovazione rappresentano leve decisive, ma richiedono governance, competenze e integrazione nei processi aziendali. In Puglia, osserva Aprico, esistono già una base digitale diffusa, capitale umano qualificato ed ecosistemi strutturati, ma è necessario accelerare su diversificazione, operazioni di M&A, adozione estensiva dell’IA e costruzione di reti collaborative.
Le indicazioni operative emerse puntano su 5 direttrici. Espansione verso settori ad alto potenziale come business services, costruzioni, ingegneria, aerospazio e difesa, ricalibrando le supply chain verso Paesi più sicuri, scelta che il 23% dei CEO dichiara di voler intraprendere. Accelerazione delle operazioni di M&A, con oltre la metà dei CEO italiani che prevede acquisizioni superiori al 10% degli asset nei prossimi 3 anni, e il 40% di queste in ambiti cross-settore. Integrazione sistemica dell’IA, superando la bassa propensione al rischio, oggi al 20% in Italia contro il 26% globale, e colmando la carenza di centri di innovazione dedicati, presenti solo nel 16% delle aziende. Rafforzamento della governance anticipatoria, valorizzando la capacità italiana di reagire alle crisi, indicata dal 38% dei CEO, contro il 29% a livello globale. Costruzione di ecosistemi resilienti attraverso strumenti regionali come Start Cup Puglia, Digital Innovation Hub, Punti Impresa Digitale e STEP di Puglia Sviluppo.
Il 2026 si apre dunque con una doppia consapevolezza per il sistema produttivo pugliese: la base digitale esiste e il capitale umano è pronto, ma la trasformazione dell’innovazione in crescita misurabile richiede scelte strategiche più rapide e integrate.
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