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Lecce

Operazione Fuori Gioco, oltre 200 anni di condanne

Vent’anni al presunto capo clan e a due affiliati. Sentenza di primo grado del gup di Lecce al termine del rito abbreviato

Un'aula di Tribunale

Un'aula di Tribunale

LECCE - Oltre 200 anni complessivi di reclusione, con pene fino a 20 anni per il presunto vertice del sodalizio e per due suoi affiliati, e una assoluzione nel merito. È il bilancio della sentenza di primo grado pronunciata nella tarda serata di martedì 24 febbraio 2026 dal gup del tribunale di Lecce, Valeria Fedele, nell’ambito dell’operazione denominata Fuori Gioco.

Il verdetto, letto nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola, chiude il processo celebrato con rito abbreviato, formula che prevede la riduzione di 1 terzo della pena in caso di condanna. Il quadro accusatorio ricostruito dall’inchiesta della Guardia di finanza, coordinata dal pubblico ministero Carmen Ruggiero della Dda di Lecce, è stato sostanzialmente confermato.

Secondo gli inquirenti, il clan Soleti, ritenuto organico alla Sacra Corona Unita, avrebbe gestito nel tempo una rete di affari illeciti tra le province di Brindisi e Lecce. L’indagine aveva portato, il 27 settembre 2024, a un blitz delle fiamme gialle con 25 arresti, eseguiti su ordinanza firmata dal gip Angelo Zizzari. Cinque imputati sono ancora a giudizio con rito ordinario davanti al tribunale di Brindisi.

Tra gli arrestati anche Pietro Soleti, indicato dagli investigatori come capo del clan e già destinatario di 2 condanne definitive per associazione mafiosa. Le contestazioni, a vario titolo, comprendono l’associazione di tipo mafioso, 5 episodi di estorsione, di cui 1 tentata, minacce, percosse, illecita concorrenza, favoreggiamento aggravato e concorso esterno per 3 imputati. A ciò si aggiungono l’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti per 21 imputati e 22 episodi legati alla droga.

L’inchiesta ha inoltre ricostruito presunti interessi nel settore delle scommesse, con raccolta illegale di puntate attraverso agenzie operative tra Brindisino e Leccese, oltre ad attività connesse alla gestione degli oli esausti. Il gruppo, radicato a San Donaci, area di confine tra le due province, avrebbe esteso i propri affari anche nel territorio leccese, con imputati provenienti da diverse realtà.

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