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Il caso
24 Febbraio 2026 - 07:26
La sen. Maria Nocco
BARI - L’avvio alla Camera dei deputati dell’esame delle proposte di legge che puntano a classificare gli equidi come animali d’affezione Non Dpa, con il conseguente stop alla macellazione in Italia, ha acceso un infuocato dibattito pubblico. La discussione, ancora nelle fasi iniziali, ha già suscitato reazioni nel comparto produttivo e tra i consumatori.
A intervenire è la senatrice di Fratelli d’Italia Maria Nocco, che invita a distinguere tra l’apertura dell’iter parlamentare e gli effetti concreti sull’ordinamento. La parlamentare sottolinea che il provvedimento è all’esame in Commissione a Montecitorio e che il percorso legislativo prevede audizioni e approfondimenti tecnici, senza ricadute immediate sulle norme vigenti. Pur riconoscendo le preoccupazioni espresse dagli operatori, Nocco afferma che la discussione è solo all’inizio e che si farà portavoce delle istanze del settore e dei consumatori.
Nel dibattito viene richiamato il peso culturale e gastronomico della carne equina, presente in numerose tradizioni regionali. Alcune preparazioni sono inserite tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali riconosciuti dal Masaf, come gli sfilacci di cavallo del Veneto, i pezzetti salentini in Puglia e il caval pist parmense in Emilia Romagna. La carne equina è parte della cucina di diverse aree del Paese, dalla Sicilia alla Lombardia, dal Piemonte alla Campania, fino al Lazio e alla Basilicata, sostenuta da macellerie specializzate e filiere territoriali.
Secondo Nocco, la proposta rischierebbe di tradursi in un divieto di macellazione sul territorio nazionale senza impedire il consumo, con la conseguenza di incentivare le importazioni dall’estero. Una scelta che, a suo avviso, penalizzerebbe le imprese italiane e favorirebbe prodotti stranieri, indebolendo una filiera che opera nel rispetto di regole stringenti.
I dati dell’Annuario dell’Agricoltura Italiana 2023 di Crea e Istat indicano per il comparto equino una produzione annua di circa 40.000 tonnellate, per un valore di 110 milioni di euro, cifre che secondo la senatrice rappresentano occupazione e investimenti e testimoniano l’esistenza di una domanda consolidata.
Sulla questione è intervenuta anche Uniceb Unione Italiana Filiera delle Carni, che ha evidenziato la distinzione tra il concetto di animale d’affezione e quello di benessere animale, richiamando l’attenzione sugli impatti economici, occupazionali e sanitari di un eventuale divieto generalizzato.
Nelle conclusioni, Nocco ribadisce la condivisione del principio del benessere animale, sostenendo però che debba essere garantito attraverso controlli e standard più rigorosi, non mediante l’eliminazione di un intero comparto. La senatrice annuncia una ferma opposizione al provvedimento, dichiarando l’intenzione di difendere lavoro, imprese e consumatori italiani nel corso dell’iter parlamentare.
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