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Taranto
23 Febbraio 2026 - 09:45
Il porto di Taranto
TARANTO - Il tema della sicurezza torna al centro del confronto sul progetto di rigassificatore previsto nell’area portuale. Nella documentazione tecnica di accompagnamento si legge che il contributo degli eventi di tipo tornado al rischio complessivo dell’impianto può essere considerato marginale. Un’affermazione che riaccende il dibattito in una città che ha già sperimentato la forza distruttiva di fenomeni estremi.
Il riferimento di Legambiente Taranto è al tornado che colpì l’area jonica il 28 novembre 2012, classificato F3 nella scala Fujita, con venti compresi tra 254 e 332 chilometri orari. L’evento provocò 1 vittima, 40 feriti e gravi danni tra Statte e lo stabilimento siderurgico. Secondo le valutazioni riportate dall'associazione ambientalista, le conseguenze avrebbero potuto essere ancora più gravi.
Il contesto climatico, segnato dall’aumento degli eventi estremi, viene indicato da Legambiente come elemento di ulteriore preoccupazione. Nel 2025 in Italia si sono registrati 376 eventi meteo estremi, con un incremento del 5,9% rispetto al 2024. Di questi, 86 hanno comportato danni legati al vento. In questo scenario, l’ipotesi di un nuovo tornado non viene ritenuta escludibile, con possibili impatti maggiori rispetto al passato qualora sulla traiettoria si trovassero impianti a rischio di incidente rilevante, come un rigassificatore o le strutture industriali già presenti nell’area, tra cui Eni ed ex Ilva, situate in prossimità del Molo Polisettoriale. Il rischio paventato è quello di un possibile effetto domino.
Il documento sottolinea che la realizzazione dell’impianto comporterebbe un aggravio dei profili di rischio. A supporto delle preoccupazioni viene citato uno studio commissionato da Greenpeace Germania e redatto da Equal Routes, organizzazione canadese impegnata nella sostenibilità del trasporto marittimo. Il rapporto, intitolato Explosive Truths, The Perils and the Catastrophic Potential of LNG, analizza la storia degli incidenti legati al Gas Naturale Liquefatto e sostiene che le esplosioni di nubi di vapore potrebbero avere un impatto 15-20 volte superiore rispetto alle stime ufficiali.
L’analisi prende in esame 104 incidenti verificatisi tra il 1944 e il 2024. Le perdite di gas rappresentano il 22% dei casi, seguite dagli incendi con il 20%. Incidenti marittimi ed esplosioni incidono rispettivamente per il 19% e il 16%, mentre collisioni e ribaltamenti durante il trasporto si attestano al 7%. Tra le cause più frequenti figurano l’errore umano, i guasti meccanici e le condizioni meteorologiche avverse. Una quota rilevante di episodi è classificata come non divulgata. Il rapporto evidenzia come ogni fase del ciclo del GNL possa comportare rischi potenzialmente in grado di provocare morti, feriti e danni ambientali.
Vengono inoltre richiamate le caratteristiche fisiche del Gas Naturale Liquefatto. Incolore e inodore, quando si disperde sul suolo entra in ebollizione generando nubi che possono causare asfissia. Se versato in acqua evapora rapidamente. Il vapore prodotto è infiammabile se la concentrazione nell’aria è compresa tra il 5% e il 15%. In determinate condizioni può generare incendi difficili da spegnere, come il cosiddetto pool fire (in italiano spesso definito "incendio di pozza", è uno scenario incidentale tipico, particolarmente pericoloso nell'ambito della sicurezza industriale e antincendio. Si verifica quando un liquido infiammabile o combustibile, in seguito a una perdita da un serbatoio, una cisterna o una tubazione, si accumula al suolo formando una "pozza" che, una volta innescata, brucia), oppure sviluppare fenomeni in grado di irradiare calore sufficiente a provocare ustioni di secondo grado fino a oltre 1 chilometro di distanza.
Alla luce di questi elementi viene ritenuto centrale l’esame approfondito dei rischi. Nella documentazione pubblicata sul sito del Ministero dell’Ambiente risulta inserito il Rapporto Preliminare di Sicurezza. Tuttavia, nell’indice allegato sono citati 31 allegati, non presenti nel file disponibile. Secondo quanto evidenziato, la loro consultazione sarebbe indispensabile per valutare in modo completo le conclusioni del rapporto.
Per questo Legambiente Taranto ha richiesto formalmente al Ministero la pubblicazione degli allegati mancanti e la proroga del termine per la presentazione delle osservazioni del pubblico, attualmente fissato al 4 marzo, proponendo che la nuova scadenza decorra dalla data di effettiva pubblicazione della documentazione non ancora disponibile.
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