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Carcere, nuove aggressioni agli agenti: a Taranto prende a pugni un assistente capo

Situazione critica in tutti gli istituti di pena: sovraffollamento al 180% in regione, oltre 4500 detenuti per 2600 posti. Il Sappe denuncia violenze, telefoni e droga in cella e chiede il trasferimento di 1000 reclusi e l’arrivo di 400 poliziotti

Il carcere di Taranto

Il carcere di Taranto

TARANTO - Nuove aggressioni ai danni della Polizia penitenziaria riaccendono i riflettori sulla situazione delle carceri pugliesi, già segnate da un sovraffollamento che in regione tocca il 180%, con oltre 4500 detenuti a fronte di 2600 posti disponibili. Un quadro aggravato, secondo il sindacato Sappe, dall’ingresso di materiale proibito introdotto anche con l’uso di droni, fenomeno che negli ultimi mesi ha portato al sequestro di centinaia di telefoni cellulari e di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti grazie all’attività degli agenti.

L’ultimo episodio si è verificato venerdì 20 febbraio, quando a distanza di poche ore si sono registrate due aggressioni. La prima nel carcere di Brindisi, dove una poliziotta è stata colpita da un detenuto. La seconda a Taranto, nel padiglione Mar Grande, al terzo piano, dove un detenuto di 33 anni, originario del Barese e in attesa di giudizio per reati contro il patrimonio, ha sferrato un pugno al volto a un assistente capo, costringendolo alle cure ospedaliere.

Secondo quanto riferito, l’uomo avrebbe reagito violentemente alla richiesta di rientrare nella propria camera di pernottamento, come previsto dal regolamento, pretendendo invece di muoversi liberamente all’interno del reparto. Non si tratterebbe di un episodio isolato, poiché lo stesso detenuto nei giorni precedenti sarebbe stato responsabile di altre 2 aggressioni nei confronti di agenti penitenziari.

Nel corso dei controlli successivi, al 33enne sarebbero stati sequestrati un telefono cellulare e sostanze stupefacenti. Il sindacato sottolinea come, nonostante le norme prevedano l’allontanamento immediato dei detenuti responsabili di gravi atti di violenza, questi continuino a restare negli istituti pugliesi, compreso quello di Taranto, in attesa di un eventuale trasferimento in strutture più vicine alle famiglie.

La situazione nel carcere ionico appare particolarmente critica, con la popolazione detenuta che ha superato le 800 unità a fronte di 350 posti regolamentari. In alcune celle pensate per 3 persone sarebbe stato collocato un quinto letto. Una condizione che, oltre a incidere sulla gestione interna, potrebbe alimentare contenziosi nei confronti dell’amministrazione penitenziaria per il mancato rispetto dei 3 metri quadrati pro capite previsti dalla legge.

Il SAPPE denuncia un clima definito “da far west” negli istituti della regione, da Lecce a Bari, da Foggia a Trani, fino a Brindisi e Taranto. Secondo il sindacato, l’attuale gestione avrebbe reso di fatto intoccabili i detenuti più violenti, con ricadute negative sia sugli agenti sia sui reclusi che intendono intraprendere un percorso di reinserimento.

Il sindacato respinge inoltre le accuse rivolte agli operatori penitenziari, spesso indicati come responsabili di abusi, e ribadisce di voler garantire trasparenza e legalità negli istituti. A essere penalizzati, viene evidenziato, sarebbero soprattutto i detenuti più deboli, costretti a subire l’arroganza dei soggetti più aggressivi in un contesto in cui gli agenti si troverebbero con margini di intervento limitati.

Proprio alla luce della gravità della situazione, il segretario generale del SAPPE, Donato Capece, ha annullato una serie di impegni istituzionali per recarsi in Puglia nelle giornate di lunedì e martedì. In programma visite agli istituti di Brindisi, Lecce e Taranto, oltre a incontri per raccogliere segnalazioni provenienti dagli altri penitenziari della regione.

Al termine della missione, Capece porterà a Roma una serie di richieste rivolte ai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al ministro della Giustizia con i sottosegretari. Tra le proposte, il trasferimento di almeno 1000 detenuti fuori dalla Puglia, ritenuta la regione con gli istituti più affollati del Paese, e l’assegnazione di almeno 400 nuovi agenti, che dovrebbero uscire dalle scuole di formazione nel mese di maggio.

L’obiettivo dichiarato è riportare sotto controllo gli istituti pugliesi, ristabilire condizioni di sicurezza per il personale e garantire tutela ai detenuti che non si rendono protagonisti di violenze, in un sistema che il sindacato giudica oggi profondamente compromesso.

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