BARI - Un’infusione endovenosa seguita dall’applicazione di un laser a bassa intensità per intervenire in modo selettivo sulla macula e preservare la funzione visiva. È la terapia fotodinamica, nota come PDT, introdotta dalla Unità Operativa Complessa di Oculistica dell’ospedale Di Venere, diretta dal dottor Antonio Acquaviva.
La metodica, altamente specialistica, viene utilizzata nel trattamento della corioretinopatia sierosa centrale cronica e di patologie vascolari corioretiniche di particolare gravità. La malattia è caratterizzata dall’accumulo di liquido sotto la retina che compromette la normale funzionalità della macula, rendendola “umida” e alterando l’apporto di ossigeno e nutrienti ai fotorecettori. Nelle forme croniche il rischio è quello di un danno irreversibile con significativa riduzione della vista.
La patologia colpisce soprattutto giovani e adulti tra i 25 e i 55 anni, con una prevalenza maschile compresa tra l’80% e il 90% dei casi. Tra i principali fattori di rischio figurano condizioni di stress cronico e l’assunzione di cortisonici. Se non trattata adeguatamente, può evolvere in un danno permanente della retina, incidendo su attività quotidiane come la lettura, la guida e il lavoro al computer.
L’introduzione della tecnica al Di Venere è stata curata dal dottor Claudio Furino, oculista dell’Unità Operativa, che nel corso della propria attività clinica ha eseguito oltre 300 trattamenti per corioretinopatia sierosa centrale cronica.
«L’attivazione della terapia fotodinamica rappresenta un traguardo importante per l’oftalmologia del territorio», ha dichiarato il dottor Antonio Acquaviva. «Offrire ai pazienti una metodica di comprovata efficacia, direttamente in una struttura pubblica, significa garantire cure di alto livello, ridurre i tempi di attesa e soprattutto evitare a molte persone viaggi fuori regione per sottoporsi al trattamento».
La procedura è mini invasiva e si articola in 2 fasi. In un primo momento viene somministrata per via endovenosa una sostanza fotosensibilizzante che si concentra nei vasi anomali responsabili della fuoriuscita di liquido. Successivamente un laser mirato viene applicato sulla macula. L’attivazione della sostanza consente di chiudere selettivamente i vasi patologici, favorendo il riassorbimento del liquido sottoretinico. Il risultato è il ripristino dell’anatomia retinica con miglioramento o stabilizzazione della funzione visiva.
La PDT è considerata oggi il trattamento di riferimento nelle forme croniche della patologia. Studi clinici ne attestano l’efficacia in termini di recupero e stabilità visiva, con una bassa percentuale di recidive. L’impatto è anche sociale, poiché consente a persone in età lavorativa di mantenere autonomia e continuità professionale, riducendo il rischio di disabilità visiva.
In Puglia la terapia fotodinamica è disponibile in pochissimi centri e, nella provincia di Bari, non risulta attualmente eseguita in altre strutture pubbliche o private. Fino ad ora molti pazienti erano costretti a spostarsi in regioni come Liguria e Lombardia per sottoporsi al trattamento.
«La PDT è oggi il gold standard nelle forme croniche di corioretinopatia sierosa centrale», ha sottolineato il dottor Claudio Furino. «Si tratta di una procedura sicura e mirata, che consente di intervenire selettivamente sui vasi responsabili dell’accumulo di liquido sotto la retina. L’obiettivo è non solo migliorare la visione, ma soprattutto stabilizzarla nel tempo, riducendo il rischio di recidive e di riduzione grave ed irreversibile della vista indotta da danni permanenti ai fotorecettori».
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