Cerca

Cerca

Il caso

Docenti fuorisede, “Affitti insostenibili, serve un piano nazionale”

L’allarme del Cnddu: dal costo delle case alla mobilità, proposta al ministro Valditara per stabilizzare gli organici e ridurre il turnover

Aula scolastica

Aula scolastica

BARI - La questione abitativa dei docenti di ruolo assegnati lontano dalla propria residenza torna al centro del dibattito nazionale. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accende i riflettori su quella che definisce una criticità strutturale capace di incidere in modo diretto sulla qualità del sistema scolastico, in particolare nelle regioni del Centro-Nord.

Secondo il Coordinamento, migliaia di insegnanti stabilmente in servizio fuori sede affrontano costi per l’alloggio sproporzionati rispetto agli stipendi, con conseguenze concrete sulla possibilità di costruire una vita stabile nei territori di assegnazione. Una pressione economica che, viene evidenziato, alimenta fenomeni di pendolarismo prolungato, doppia residenza e frequente mobilità, con effetti sulla continuità didattica, sulla stabilità dei collegi docenti e sul rapporto tra scuola e comunità.

Dalle segnalazioni raccolte emergerebbe la necessità di una riduzione significativa dei canoni di locazione, stimata tra il 50% e il 60%, insieme all’accesso effettivo a mutui fortemente agevolati per l’acquisto della prima casa nella sede di titolarità. Due leve ritenute decisive per favorire la permanenza stabile degli insegnanti e contenere il turnover strutturale.

Il CNDDU chiede al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, di considerare la dimensione abitativa del personale scolastico come un tema strutturale di politica educativa. Viene quindi avanzata una proposta di natura economica e tecnico-scientifica che interpreta l’abitare dei docenti come infrastruttura strategica per la tenuta del sistema scolastico.

L’ipotesi formulata punta all’istituzione di un Programma Nazionale di Stabilità Abitativa per il Personale Scolastico, modellato su strumenti di investimento sociale e finalizzato a ridurre il divario tra redditi degli insegnanti e dinamiche del mercato immobiliare nelle aree ad alta tensione abitativa. Il meccanismo ipotizzato prevede la combinazione di garanzie pubbliche, riduzione del rischio per gli operatori e attivazione regolata di capitale privato.

Nel dettaglio, la calmierazione dei canoni verrebbe realizzata attraverso convenzioni territoriali tra amministrazioni locali, proprietari e soggetti gestori, sostenute da garanzie pubbliche contro morosità e danni, oltre che da incentivi fiscali mirati. Questo sistema, secondo il Coordinamento, consentirebbe di ridurre il premio per il rischio incorporato nei canoni e di ampliare l’offerta di alloggi a prezzi moderati.

Parallelamente si propone di favorire l’accesso alla proprietà nella sede di servizio mediante mutui realmente agevolati, sostenuti da garanzie pubbliche parziali e accordi con il sistema bancario e istituzionale, anche con il coinvolgimento di soggetti come Cassa Depositi e Prestiti. La connessione tra beneficio economico e permanenza nella sede trasformerebbe lo strumento in una leva di stabilizzazione degli organici.

Sotto il profilo finanziario, l’intervento viene descritto come un investimento ad alto rendimento pubblico. La stabilità abitativa ridurrebbe infatti mobilità e supplenze, rafforzerebbe la continuità delle cattedre e migliorerebbe la capacità progettuale delle scuole, con effetti positivi sull’efficienza complessiva della spesa educativa.

Il CNDDU evidenzia inoltre la necessità di accompagnare eventuali misure con un sistema di valutazione basato su indicatori misurabili relativi alla permanenza nelle sedi, alla stabilità degli organici, alla continuità didattica e al benessere organizzativo, così da rendere verificabile l’efficacia della politica abitativa.

Accanto al tema della casa, il Coordinamento richiama l’attenzione sulla mobilità del personale. In riferimento al Contratto Collettivo Nazionale Integrativo sulla mobilità del personale docente, educativo e ATA 2025-2028, viene chiesto di valorizzare gli strumenti contrattuali già esistenti e di introdurre misure di salvaguardia per chi resta fuori sede per periodi particolarmente lunghi. Tra le proposte, la possibilità per gli insegnanti che da 10 anni non ottengono il trasferimento di accedere a percorsi prioritari di ricongiungimento verso la città di residenza, a partire dalla mobilità 2026-2027 e nelle successive applicazioni del CCNI 2025-2028.

Una misura che, secondo il Coordinamento, troverebbe fondamento nei principi di equità, tutela della continuità professionale e sostenibilità organizzativa, riducendo le situazioni di separazione territoriale prolungata e rendendo più prevedibili le dinamiche di stabilizzazione degli organici.

Consentire ai docenti di radicarsi nei territori o di rientrare dopo lunghi periodi fuori sede significa, per il CNDDU, rafforzare la scuola come presidio civico e garantire maggiore continuità agli studenti.

Il Coordinamento invita quindi il Ministero dell’Istruzione e del Merito ad avviare un confronto istituzionale con Governo, Regioni, enti locali e parti sociali per dare piena attuazione alle potenzialità del CCNI 2025-2028 e sviluppare misure specifiche per il personale docente fuorisede.

Garantire condizioni abitative sostenibili e percorsi di mobilità equi, conclude il presidente del CNDDU, prof. Romano Pesavento, rappresenta una scelta strategica capace di incidere in modo duraturo sulla stabilità del sistema scolastico e sul diritto all’istruzione.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Buonasera24

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Termini e condizioni

Termini e condizioni

×
Privacy Policy

Privacy Policy

×
Logo Federazione Italiana Liberi Editori