BARI - Il carico di lavoro davanti al Tar Puglia registra un deciso balzo in avanti nel 2025. Secondo i dati illustrati nella relazione sull’attività della giustizia amministrativa regionale, presentata durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, i ricorsi complessivi sono passati da 1587 a 2094, con un incremento del 31,9% rispetto all’anno precedente. Parallelamente è aumentato anche il numero delle sentenze, cresciute del 18%.
L’analisi delle materie evidenzia una concentrazione significativa nei settori degli appalti pubblici, che contano circa 100 ricorsi nell’arco dell’anno, dei beni paesaggistici, saliti da 11 a 42 casi, e degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, aumentati da 73 a 90 procedimenti.
A confermare la tendenza è stato il presidente del Tar Puglia, Leonardo Spagnoletti, che ha parlato di un incremento marcato del contenzioso, con particolare riferimento al comparto delle energie rinnovabili. In questo ambito, ha spiegato, si intrecciano interessi differenti: da un lato le imprese che intendono realizzare gli impianti, dall’altro i Comuni, le autorità territoriali e le comunità locali, spesso improntate a prudenza o diffidenza rispetto a opere considerate potenzialmente impattanti.
Tra i dati più rilevanti emerge la crescita definita “esponenziale” dei ricorsi per ottemperanza, ossia quelli finalizzati all’esecuzione delle sentenze del Tar e dei giudici ordinari. Nel 2024 erano 208, nel 2025 sono diventati 735, con un aumento del 253%. Secondo quanto riferito dal presidente Spagnoletti, un ruolo determinante è stato giocato dalla vicenda della carta del docente, il bonus da 500 euro annui destinato alla formazione degli insegnanti e successivamente esteso anche ai docenti non di ruolo attraverso le decisioni dei tribunali del lavoro. L’estensione del beneficio ha generato una consistente ondata di ricorsi per ottenere l’attuazione delle pronunce, che a Bari avrebbero raggiunto circa 600 casi.
Sempre sul punto, Spagnoletti ha sottolineato che il Ministero avrebbe nel frattempo adottato misure correttive, lasciando intravedere una possibile fase di progressiva definizione del contenzioso.
Il presidente ha poi richiamato l’attenzione sulle difficoltà organizzative legate alla carenza di personale togato. Attualmente risultano in servizio 11 magistrati su 14 previsti, con la prospettiva che nel 2026 un ulteriore magistrato lasci l’incarico. Da qui l’auspicio che, anche con il supporto del Consiglio di presidenza, possano essere disposte almeno 2 assegnazioni temporanee per garantire la continuità dei livelli di produttività, che nel 2025 risultano addirittura superiori rispetto al 2024.
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