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Taranto
20 Febbraio 2026 - 15:01
Il progetto
TARANTO - Una richiesta formale al Ministero dell’Ambiente per rivedere i termini concessi alla cittadinanza nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale sul progetto del rigassificatore. A presentarla è l’associazione Schierarsi, attraverso il referente locale Giovanni Vianello, che contesta il dimezzamento dei tempi per la presentazione delle osservazioni.
Secondo quanto riportato dall’associazione, il Ministero avrebbe ridotto da 60 a 30 giorni il periodo a disposizione del pubblico per esprimere osservazioni tecniche sul progetto. Una decisione che, per Schierarsi, sarebbe in contrasto con la normativa di settore, la quale prevede espressamente un termine di 60 giorni per la partecipazione dei cittadini.
Vianello sottolinea che la riduzione dei tempi è consentita solo per progetti rientranti nel PNRR o nel Piano Energia e Clima e, in particolare, per rigassificatori individuati come unità galleggianti. Il progetto previsto per Taranto, invece, non sarebbe una nave rigassificatrice come le FSRU di Piombino e Ravenna, ma un terminale a terra classificato dal codice dell’ambiente come terminale di rigassificazione di gas naturale liquefatto. In questo caso, evidenzia l’associazione, la legge garantirebbe ai cittadini 60 giorni per presentare osservazioni.
Nel comunicato si evidenzia inoltre la complessità della documentazione: sono 159 i documenti messi a disposizione, alcuni dei quali composti da centinaia di pagine. Con un termine di 30 giorni, sostiene Schierarsi, risulterebbe impossibile per la cittadinanza esaminare adeguatamente gli atti e formulare osservazioni tecniche puntuali.
L’associazione ricorda anche che la procedura sarebbe partita inizialmente con un termine di 60 giorni, poi ridotto dopo 15 giorni dall’avvio. La nuova scadenza è fissata al 4 marzo, anziché al 3 aprile come previsto in origine.
Nel passaggio conclusivo, Vianello ribadisce la posizione critica dell’associazione sul progetto, sostenendo che un rigassificatore a terra non possa essere considerato un impianto utile alla lotta ai cambiamenti climatici, trattandosi di una fonte fossile come il gas metano, definito circa 70 volte più climalterante dell’anidride carbonica.
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